scritto da francesca il 20 01 2018

So che questa mia riflessione incontrerà opinioni diverse, ma a me non importa niente. Credo sia un diritto di tutti esprimere quello che si pensa .

Si assiste ultimamente a violenze di ogni ordine e grado, soprattutto fatte da minorenni : stupri, accoltellamenti , furti ecc. Ragazzi che finiscono all’ospedale, quando va bene. Al primo punto ci metto quelli che sono definiti: le nostre future risorse. Mio padre, quando giovanissimo andò in cerca di lavoro , si ritrovò in una miniera con la qualifica di "Allievo Picconiere", a scavare carbone nelle miniere- Non aveva il cellulare e neanche il vitto e alloggio gratuito. Qualcuno, dal cuore tenero o dalla mente offuscata dal finto perbenismo, dirà : Altri tempi.

Non voglio aprire delle polemiche pre-elettorali, non è la sede giusta. Gli altri “eroi” sono aria di casa nostra, pare. Minorenni che sono il terrore delle ragazzine che escono dalla scuola e dei loro amici, ignari di quello che li aspetta.

Abbiamo tutti letto le cronache di questi giorni. Vengono arrestati, portati al Commissariato e…rimessi in libertà perché minorenni. Oppure, parcheggiati in queste "Case Famiglia" che non si sa con che cosa e come verranno “ rieducati “. Balle ! Balle ! e Balle .

Tanto nelle case famiglia per essere rieducati, manderei i genitori e, dopo le “cure” del caso, a pulire la città in ogni angolo guardati a vista almeno sei mesi. Un contributo alla società. Quel professore che ha richiamato l’alunno…è stato picchiato dai genitori o parenti. Capito ? Lo so, vi sento, non si può fare di ogni erba un fascio.

A questi eroi minorenni, invece, come ho sempre detto, piccone e pala a dissodare campi, ripulire boschi e alvei dei fiumi. A chi protesta, i lavori più disagiati. Ma non si può, la Legge non lo permette, la Legge li vuole rieducare.

Gente ! A quel giovane che è stato quasi ucciso cosa diciamo? Alla ragazzina che è stata stuprata, cosa si racconta ? Che non sapevano cosa facevano perché erano minorenni? E lungo sarebbe l’elenco.

 

Lo so che le mie grida sono al vento. Ma è anche vero che quando i fatti non ti sfiorano, il dolore è diverso. Non si sente il fuoco bruciare perchè non ti ha toccato.

Ritornando “ alle nostre risorse “, con questo finto perbenismo, i paesi, i borghi, hanno perso il loro vivere serenamente. Questa è la realtà. E se qualcuno si esprime con opinioni diverse, viene classificato come razzista. Ebbene, se dare tranquillità ai nostri figli e figlie è razzismo, mi associo a queste persone.

 

Il solito Maledetto Toscano - Giulio Salvatori

   
scritto da francesca il 16 01 2018

"Revolutija" ovvero le avanguardie della pittura russa tra il 1910 e il 1920 al MAMbo di Bologna fino al 13 maggio 2018.

Quasi tutte le opere provengono dai musei di San Pietroburgo e comprendono quadri di Kandynsky , Malevich , Serov , Altman , Rodcenko , Chagall , Repìn e altri artisti russi.

Ti accoglie (anche nella locandina) il grande quadro di Ilya Repìn , che esprime la gioia della folla nei primi momenti della rivoluzione , la folle è borghese , le signore ancora con i capellini alla moda , la pittura realistica come nell'altro quadro sempre dello stesso autore "che libertà !" dove due giovani borghesi si beano con esaltante gioia su di una scogliera dove onde enormi "tutto lavano ".

La varietà di stili in un mondo che cambia rapidamente non turbano lo spettatore , si passa da capolavori di realismo all' arte astratta , al futurismo e all'astrazione pura di Malevick.

ALTMAN - RITRATTO DI ANNA AKHMATOVA

Splendido è il ritratto della poetessa Anna Akhmatova di Altman , dove l'abbinamento cromatico del vestito blu e della sciarpa gialla è assoluto.

SEROV - Nudo di Ida Rubinstejn

Intrigante è il nudo di Ida Rubinstejn di Serov , ma la meraviglia nasce davanti allo stupendo "Promenade" (passeggiata) di Marc Chagall (credo la sua maggiore opera) dove l'autore si rappresenta assieme alla moglie Bella leggera e leggiadra come un aquilone , dove l'amore , la fantasia il cromatismo sono un'unica cosa. La genialità di un paesaggio solo verde e rosa , rendono sognante e favolistica l'opera.

CHAGALL - PROMENADE (La passeggiata)

I quadri sono tanti ed è impossibile descriverli tutti , a mio parere la visita a questa mostra vale senz'altro un viaggio anche per vedere la permanente di Morandi ed apprezzare la grande struttura del MAMbo , nato dai "forni del pane" , edificio del 1917 voluto dal sindaco Zanardi per dare il pane ai bolognesi poveri durante la prima guerra mondiale ed ora magistralmente restaurato e rinnovato.

Faccio presente che nei pressi del MAMbo ci sono anche ottimi ristoranti .....siamo a Bologna !

 

Franco

scritto da francesca il 13 01 2018

E' l'arte di aspettare. In fondo la vita è una lunga, immensa sala d'attesa. Quando siamo fermi nel traffico, alla posta, sulla banchina di una stazione, al supermercato, dal medico, il tempo si dilata. E allora dobbiamo mettere in atto quella parolina magica che si chiama PAZIENZA.

Ma sull'affermazione che la pazienza sia la virtù dei forti ho parecchi dubbi, spesso diventa solo un luogo comune. Eppure la pazienza sarà pure sinonimo di caparbietà e saldezza, ma ha scadenza assai più breve di uno yogurt, dura 2 minuti e mezzo. Almeno, così dicono i britannici, flemmatici per antonomasia che hanno effettuato uno studio condotto su tremila adulti. Bene, questa indagine ha rivelato che il 60% degli intervistati inizia a perdere la pazienza dopo soli 150 secondi di attesa alle poste, in stazione o anche solo in coda al bar. Due minuti e mezzo, poi si comincia a scalpitare.

E l'impazienza costa cara: chi perde i soldi, chi l'amore, chi il lavoro. Oltre alla salute.

Se i minuti poi diventano 5, la metà delle persone si sfila dalla coda, saluta e se ne va. Insomma, piuttosto che attendere ancora finisce per rinunciare, dato che ormai le ultime riserve di calma vanno esaurendosi e comincia a montare qualcosa che somiglia sempre più alla rabbia.

Ma la pazienza è donna, si perchè da numerosi studi neurofisiologici è risultato che le donne mostrano un'attitudine all'attesa molto più alta rispetto ai maschietti. In fondo sanno aspettare pazientemente 9 mesi prima di veder nascere il proprio figlio, no?

I maschi presentano schemi di stress del tipo "combatti o scappa", quindi minor capacità di pazientare rispetto al genere femminile. E questo fenomeno è riconducibile al testosterone, l'ormone maschile che tende ad amplificare le risposte impulsive.

   

Ma se le donne alla guida di un'auto si spazientiscono sette volte meno degli uomini, nell'attesa di un autobus perdono le staffe prima.

Ed ecco la Hit Parade dell'imbufalimento, cioè le 20 situazioni top che, secondo lo studio MyHermes, ci fanno perdere la pazienza più velocemente:

 

1 - Internet lento

2 - Persone che guidano o camminano troppo piano

3 - Attesa al call-center

4 - Traffico

5 - Persone in ritardo ad un appuntamento

6 - Chi ignora le nostre chiamate

7 - Persone che non ascoltano

8 - Ritardi di consegna

9 - Coda all'ufficio postale

10 - Errori di ortografia e grammatica

11 - Persone che infrangono le regole

12 - Ritardo dei mezzi pubblici

13 - Coda al bar

14 - Bambini che ripetono le stesse domande

15 - Attesa per visita medica

16 - Spam nella posta elettronica

17 - Ciclisti per strada

18 - Attesa del cameriere al ristorante

19 - Coda ai bagni pubblici

20 - Ascoltare discussioni o litigi

     

Sapete che vi dico? Che l'unica soluzione è non guardare l'orologio e trovare modi interessanti per ottimizzare quei minuti. Come leggere un buon libro, tanto per cominciare. In fondo la vita è breve, perchè sprecarla con insofferenza e scatti d'ira?

E voi, siete pazienti?

 

Francesca

scritto da francesca il 11 01 2018

E' una tendenza innovativa per chi ne ha bisogno:sciarpe per i senzatetto.

Migliaia di persone prendono le loro vecchie sciarpe o le confezionano con le proprie mani e le legano attorno alla base degli alberi nei parchi e lungo le strade, nei quartieri di molte città.

A fare da apri-pista è stata Bologna ma l'iniziativa si sta estendendo a tante altre città italiane dove volontari si occupano da tempo dei senzatetto.

 

Chissà quante sciarpe abbiamo, dimenticate nei cassetti o dentro l’armadio. Alcune un pò fuori moda, altre un pizzico infeltrite e quindi messe da parte perchè ci dispiaceva buttarle via. Tutti ne abbiamo più di una, quindi perché non regalarle ai senzatetto? Quelli che, per scelta o per disgrazia, vivono per strada.

Queste sciarpe vengono generosamente lasciate per i clochard e  per i poveri che sono esposti alle temperature invernali fredde e pericolose.

Le sciarpe calde sono a loro disposizione ed offrono un po’ di calore al corpo, ma anche all’animo. Alcune sciarpe hanno dei cartellini sui quali si possono leggere messaggi come questo: “Non sono una sciarpa persa! Per favore, prendimi con te se hai freddo. Ti scalderò.”

  (dal web)