scritto da francesca il 25 08 2016

lutto

Amatrice, 24 agosto 2016 (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Amatrice, 24 agosto 2016

Volevo iniziare il “dopo vacanze” con i ricordi di giornate assolate , di bagni di mare , di passeggiate in montagna , ma la natura , che sa essere anche tanto prodiga , a volte diventa matrigna , ricordandoti che è lei la padrona e bastano 6° gradi Richter per annullare ogni ricordo felice.
Ora tutti i telegiornali sono pieni di video , di foto e di commenti sul terremoto dell’alto Lazio , con la conta dei morti e delle distruzioni.
Si pensa allora alla precarietà dell’uomo sulla terra , alla violenza degli elementi che possono annullare , oltre alla vita, tutto ciò che è stato costruito.

terremoto
Basta pensare che esistono al mondo ben 11 super vulcani , uno anche a casa nostra : il Vesuvio con i Campi Flegrei.
A Sumatra 74 mila anni fa l’esplosione del super vulcano Toba causò una glaciazione che portò all’estinzione parecchie specie viventi .
Lo Yellowstone in America settentrionale esplose 640 mila anni fa e gli scienziati pensano che ci siano molte probabilità che l’evento possa ripetersi a “breve”. Si abbasserebbe la temperatura del pianeta dai -5 ai -15 °, creando una glaciazione che porterebbe alla morte buona parte delle creature viventi.
Ci sono poi , come abbiamo potuto constatare anche in queste ore , i terremoti, se avvenisse il Big One sulla faglia di Sant’ Andrea sulle coste occidentali americane , oltre al disastro tellurico si avrebbe uno tsunami che distruggerebbe buona parte delle coste dell’oceano Pacifico.

tsunami
Consideriamo poi che nel mondo ci sono ben 442 centrali nucleari , con eventi del genere potrebbero accadere numerose Fukushima.
Abbiamo elencato possibilità “divise” di eventi catastrofici , ma se accadessero assieme sarebbe veramente la distruzione del genere umano.
Direte…perché tanta paura ? Perché se la natura vuole può distruggerci in qualunque istante , quindi dobbiamo rispettarla , studiando non armamenti nuovi , ma apparecchiature e soluzioni architettoniche che ci permettano di prevedere le catastrofi e ridurne gli effetti nefasti.
Ora un pensiero a chi ora soffre …!!!

Lutto NazionaleFranco

 

scritto da francesca il 23 08 2016

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Ciao a tutti, mi chiamo Fernanda e qualcuno di Voi mi conosce già perchè ho avuto modo di scrivere in questo blog in passato. Sono amica di Francesca da quando fa la volontaria presso la nostra Associazione.

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Mi accingo a scrivere un pezzetto della mia storia, nulla di eccezionale ma…è la mia, sicuramente diversa da tutte le altre. Si addice molto bene il titolo “Storie Luminose” perché nel mio cammino tutto è stato luminoso… Probabilmente sono nata con la Sclerosi perché fin da piccola ero una bambina vivace, spiritosa, comunicativa, sempre di corsa, non sapevo camminare normale ma correre per arrivare in fretta, per giocare più a lungo, per portare gioia e cantare il mio amore per tutto ciò che è del creato. A otto anni ho avuto il mio primo approccio con un Ospedale per Appendicite, la mamma mi ha portato con la bicicletta e poi mi ha lasciata da sola perché a casa la mia sorellina aveva bisogno di lei, le cure amorevoli delle infermiere mi hanno fatto capire che io da grande volevo fare l’infermiera, curare i bambini e andare per il mondo a portare aiuto a chi ne ha bisogno.

Questo sogno mi ha accompagnato fino al raggiungimento del diploma e a prendere servizio nell’Ospedale della mia città… quale grande emozione!!!!!!!!!! Io con la divisa che tanto ho amato, ma più di tutto al servizio dei malati… la gioia è talmente grande che non riesco a contenermi, mi pare di toccare il cielo con un dito, esulto, canto e qualche lacrima scende sulle mie gote tanto da preoccupare il mio papà che, con orgoglio mi aveva accompagnata nel mio primo giorno di lavoro e, diceva a tutti Fernanda è infermiera.
A parte raggiungere l’obiettivo, avevo avuto diverse avvisaglie che qualcosa non andava, episodi di diplopia, sbandamenti, vertigini, formicolii agli arti e qualche volta mi sentivo la faccia da Elefante, così mi vedevo io…. nonostante ciò ho continuato a studiare e a portare avanti il mio sogno.

La mamma avendo capito che avevo delle difficoltà mi accompagnava al lavoro perché molte volte inciampavo e cadevo dando così la colpa che le scarpe non andavano bene. Ho iniziato il mio percorso alla ricerca di una diagnosi a 17 anni e, mi sono convinta di essere ammalata mentale perché non riuscivo a capire quello che avevo, perché nelle fasi di regressione io tornavo quasi come prima.
A quei tempi nel 1978 non esisteva la Risonanza Magnetica quindi era più complicato arrivare ad una completa diagnosi tant’è vero che quando hanno detto a mamma che avevo la S.M., io esultai di gioia… finalmente avevano trovato di cosa soffrivo. Non capivo fino in fondo cosa fosse questa brutta parola.
Assicuravo i miei dicendo che avevano sbagliato i medici perché io mi sentivo forte e avevo voglia di stravolgere il mondo, il mio entusiasmo, la mia carica di vitalità e la voglia di vivere non avevano intaccato il mio umore, ero sempre positiva e carica di vitalità. A poco a poco le mie gambe decisero di non tenermi più su, ricoverata a T. nascosi a mamma che non camminavo più, sono stati giorni di dolore intenso, di ribellione, di rinunce e la consapevolezza che la mia vita sarebbe cambiata… io che
non potevo più curare ma essere curata, io che non potevo più camminare ma essere su di una carrozzina, io che volevo volare per il mondo dovevo accontentarmi di vederlo seduta davanti ad una finestra, tutto mi era crollato addosso, ho pregato e pianto per tre giorni poi una notte ho avuto la visione della mia vita che nulla era cambiato se io non avessi voluto, mi sono alzata al mattino con il desiderio di uscire e fare una passeggiata con la mia Ferrari Testa Rossa, così l’avevo battezzata, e ho incontrato tante persone che, stupite mi chiedevano: ma ti sei rotta le gambe? tutte e due? io rispondevo con un sorriso e mamma spingeva oltre.
I giorni di ricovero si susseguivano e passavo molti mesi al S. di T. per fisioterapia, allora eravamo tanti giovani affetti da S.M. e portavamo in istituto la nostra carica di vita, è stato un periodo bellissimo insieme abbiamo capito che la vita ci apparteneva e che potevamo fare di noi cose grandi, mai ci siamo lamentati e lavoravamo sodo per poter stare qualche minuto in piedi sullo stending. Ma  non volevo soccombere, volevo ancora far vedere che chi la dura la vince, così è stato…

Circondata sempre da tanti amici che mi portavano fuori, ho iniziato a portare la mia presenza e la mia creatività ovunque andassi…

Ah! Dimenticavo, io sono una creatrice di bambole, il mio mondo è di favole e riesco a creare mille cose sempre inerenti a pupazzi.

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Io vivo perennemente circondata da bambini che amo alla follia… da animali specialmente gatti che ho da più di trent’anni, sono molto semplice e vedo tutto con gli occhi incantati di bambina… per me tutto ha valore, tutto ha un significato importante, niente avviene per caso e quando sento in giardino un uccellino che mi chiama per una briciola di pane, il mio cuore esulta di tenerezza e gioia.
Mi curo il giardino, con una carrozzina che ho definito trattore, guardo con tenerezza i fiori, li bagno, li osservo e capisco che la natura fa meraviglie, sono davvero una eterna sognatrice, sono felice del sole, della luna, delle stelle di tutto ciò che mi parla d’amore. Sono una persona fortunata perché sono riuscita a convivere elegantemente con una malattia che a dir poco è di m…. Lei vive in me ma io non in lei, la mia esistenza è stata impegnativa, complicata, nulla è stato semplice ma sofferto con
grande dignità e pudore, ho comunque fatto cose grandi comprese mostre dei miei lavori, ho viaggiato tanto, ho visitato diversi luoghi sempre accompagnata da persone meravigliose che hanno fatto di me la persona più amata del mondo. A volte penso a come sarebbe la mia esistenza senza S.M., mi viene difficile anche solo immaginarla, forse non avrei compreso ciò che vuol dire essere limitati, forse non avrei amato tante cose o visto tante bellezze che la malattia mi ha permesso di vedere, ma avrei corso tanto come da piccola che nell’inconscio prevedevo la mia vita seduta su una bellissima carrozzina.

Non ho rimpianti perché la mia vita è stata un segno grande, tangibile, immenso di un amore che non ha limiti. Questa è la mia storia luminosa nel vivere quotidiano e desidero portare ancora per un po’ tanta luce, tanta serenità, tanta tenerezza a chi ho la fortuna di conoscere e amare, ringraziare coloro che mi vivono accanto quotidianamente e aiutandomi a superare le difficoltà che si presentano senza farmele pesare, a chi mi fa ridere perché la risata è contagiosa, a chi aspetta un pensiero da me. Un tenero abbraccio a tutti.

 

Fernanda

scritto da francesca il 20 08 2016

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Mi indigna pensare che mentre l’Europa si sta preoccupando, e perdendo un sacco di tempo dietro ad idiozie quali vietare, alle donne musulmane, l’uso del burkini in spiaggia, le incursioni aeree vanno avanti a tutto spiano in Siria.

In questi giorni la città martire è l’antica Aleppo, ormai ridotta ad un campo di battaglia infernale divisa tra governativi e miliziani. In mezzo la popolazione civile, in pratica quelli che non sono riusciti a fuggire, 250.000 persone che sopravvivono a stento fra le macerie.

Bombe di ogni genere, mine incendiarie, napalm, ai civili sotto assedio arriva di tutto tranne gli aiuti umanitari. Il piccolo Omran, ferito barbaramente ad Aleppo, ha scosso le coscienze del mondo intero. Omran ha 5 anni ed è nato due volte. La prima quando l’ha partorito la sua mamma e la seconda l’hanno partorito le macerie e da quel momento è stato il figlio di tutti. Perchè su quel volto non c’è solo l’agonia della sua città, Aleppo, non c’è solo l’orrore della guerra in Siria, ma di ogni guerra: fango, polvere, orgoglio.

Anche Omran lo ricorderemo a lungo perchè è già entrato nella nostra memoria come tanti altri bambini diventati simbolo di molto altro. Non solo di uno shock che rischia di sparire nella retorica, non solo di quello schiaffo che arriva all’improvviso a svegliare coscienze addormentate sotto il sole del dopo Ferragosto. Questa è la foto che ha fatto il giro del mondo per chiederci di più. Coscienze scosse sui perchè. Perchè della guerra in Siria e perchè di tutti i conflitti che, spezzando i sogni di un solo bambino, cancellano i sogni di tutta l’umanità.

Ma non ci si può fermare qui, non questa volta. Chiediamoci cosa c’è dietro quella guerra, chi arma i ribelli, chi ci guadagna. E l’Europa, noi quanto c’entriamo, quanto possiamo fare? Oltre lo sdegno cerchiamo di capire, solo così trova un senso guardare gli occhi del piccolo Omran come il corpo del piccolo Aylan, carezzato dalle onde, raccolto dalla pietà.

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Come lo smarrimento di Hudea che alza le braccia convinta che quel fotografo di fronte le voglia sparare.

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O la tenerezza del piccolo rifugiato che accarezza la disperazione del padre bloccato sul nulla ai confini dell’Europa in attesa di un’altra vita.

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Immagini strazianti come quelle dei bambini amputati dalle mine anto-uomo, bruciati dal napalm. Così le immagini di oggi come quelle di ieri. Aggrapparsi alla speranza che la vita è più forte di tutto questo sarebbe facile ma questo è il momento di chiedersi tutti quei perchè, i chi, i come, continuando a guardare solo gli occhi di Omran anche sotto il sole del dopo Ferragosto. E’ l’immagine che rappresenta una minaccia gravissima per il nostro futuro e soprattutto per quello dei nostri figli e nipoti ed è giusto che si debba essere gravemente impressionati. E’ necessario che la nostra sensibilità venga risvegliata, anche se nella vita quotidiana rischiamo di essere distratti da infiniti problemi. Immagini che toccano quelle corde che riguardano il nostro bambino interiore, la nostra sensibilità e ci impediscono di diventare cinici come purtroppo spesso succede nella quotidianità.

Si, mi direte, ma queste sono solo chiacchiere da blog. Avete ragione. Ma l’indignazione mia che, so per certo, è anche la vostra grida a chi può e DEVE farlo: ALZA LE CHIAPPE E VAI!!! Fai qualcosa tu senza pensare solo a difendere i tuoi interessi nazionali e personali.

 

 

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Non sono dormiglione e la mattina mi alzo prestissimo. Dopo la mia dose di caffeina consigliatami dal mio dottore, (due caffè ancora meglio ), mi allungo sulla sedia sdraio e mi godo il frescolino che viene giù dalle Apuane. Provo a leggere qualche pagina di un libro ma qualche cosa di “nero” mi passa vicino e mi distrae: è uno strano uccellone che passeggia tranquillo e si avvicina alla ciottola dell’acqua, beve e mangia anche i chicchetti del gatto. Che strano ! E’ una cornacchia, ma che ci fa a casa mia ?

Quando la vedrà il gatto vedrai che scapperà, volerà e andrà da dove è venuta. Niente di tutto questo: si accovaccia fra la siepe come un pulcinotto. Riempio la ciottola al micione e mi rimetto comodo e osservo cosa succede: da non credere. Il gatto mangia tranquillo poi si mette sdraiato da parte, la cornacchia esce di fra le frasche e, con andatura dondolante si avvicina e becca tranquilla “il pane quotidiano” del gatto che la osserva indifferente. Insomma, mangiano a turno.

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Vado alla ricerca di un contenitore abbastanza capiente, lo riempio d’acqua e, la signora cornacchia, fa anche il bagno. Servizio completo. Sicuramente è stata allevata in cattività da qualcuno e se ne andrà : no ! Ormai è adottata.

 

Sono diversi giorni che assisto a questo : il gatto non la vede nemmeno, la ignora, cerco di trovare una spiegazione ma non ci riesco. Ho provato ad avvicinarmi, ma saltella sulla rete , è furba .Ho provato a tirarle dei pezzetti di biscotto, li spezza e li nasconde come fanno i cani, tant’è che mia nipote gli ha messo il nome Roki.

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E vi dirò di più, quando ha fame fa sentire il suo “cra-crà “ e sta zitta solamente quando arriva la pappa. Ho cercato anche su Internet per avere chiarimenti in merito a questa fratellanza col gatto: niente, non ho trovato nulla.

E’ logico che questo semplice racconto, se vogliamo, ha una morale : razze diverse che convivono, dove si mangia in due, si mangia anche in tre , etc etc. Ma non pensavo che il mio gatto, detto alla toscana, fosse così bischero.

 

Giulio – Il solito Maledetto Toscano