scritto da francesca il 23 05 2017

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Il rischio, in questi momenti, è di cadere nella retorica. E io non voglio correrlo, perciò solo poche parole, magari un pò contro-corrente, com’è nella mia natura.

Da 25 anni ormai tutti partecipano alla “santificazione” di Falcone, tutti dicono di essere stati amici di quel galantuomo. Ma quanti errori, quanti osteggiatori per il lavoro di Giovanni Falcone, quante limitazioni di potere nei suoi confronti. E anche quante beghe di corridoio, invidie professionali, tensioni politiche insomma. Che però facevano il gioco di quelli che temevano le sue indagini.

In tanti pensarono e scrissero che lui aveva mire politiche. Falcone non replico’ mai a quelle accuse ma quelle critiche lo amareggiarono molto. Sarebbe onesto che chi lo osteggiò allora, chi lo ostacolò, chi dubitò della sua integrità morale avviasse oggi un pubblico ripensamento.

Sono passati 25 anni dalla sua morte, non è tardi per chiedere scusa. Ma se proprio non vi riesce di chiedere scusa, almeno state zitti.

scritto da francesca il 20 05 2017

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Il tono della voce è la parte emozionale di quello che diciamo.

Il tono della voce parla di parole non dette.

 

LA MACCHINA CHE CI FA PARLARE. La voce che ciascuno di noi ha è una faccenda di polmoni, corde vocali, laringe, bocca, denti, lingua… una complicata macchina per parlare.
I polmoni pompano aria, e l’intensità della voce (dal sussurro all’urlo) dipende da quanta aria viene pompata. L’aria fa vibrare le corde vocali, che producono suoni di diversa frequenza: dalla lunghezza e dalla tensione delle corde vocali deriva la qualità della voce (gli uomini hanno corde vocali più grosse e voci più gravi delle donne o dei bambini).
Il tono e il timbro (squillante, cristallino, roco…) invece, sono modulati soprattutto dalla laringe. E le parole articolate si formano ancora dopo, tra labbra, denti, lingua. Tutto questo complesso apparato viene guidato dall’area cerebrale di Broca. L’area di Broca, il centro cerebrale che presiede alla trasformazione in lingua parlata dei nostri pensieri, è coinvolta anche nella strutturazione “grammaticale” del nostro discorso interno. La scoperta sarà di aiuto per lo sviluppo di nuove terapie nei pazienti colpiti da afasia.

 

Ma allora è vero quel detto che dice: metti in funzione il cervello prima di aprire bocca!

Quello che ho scritto sopra è frutto di una ricerca che ho fatto nel web perchè voglio raccontarvi che cosa mi è successo l’altro giorno nell’elegante scuola di parrucchieri dove mi sono recata per un taglio di capelli.

Grandi saloni, ambiente con aria condizionata, specchi ovunque, però scarsa cortesia nei confronti dei clienti. Forse, ho pensato, dipende dal fatto che eravamo in tante, ma pazienza, ormai c’ero e ho aspettato il mio turno.

Non ho pretese per la mia acconciatura, porto i capelli corti e sono bianchi, perciò l’unica cosa che desideravo era accorciarli un pochino.

Mi accordo con la pseudo-parrucchiera e le spiego come li desidero. Da notare che udivo perfettamente ciò che mi diceva, e rispondevo adeguatamente.

Ma la mia testa è finita sotto a mani nervose dove le forbici, più di una volta, hanno punto il cuoio capelluto tanto da innervosirmi silenziosamente, ma tacevo.

Finito il taglio, chiama una ragazzina per il lavaggio. Nel frattempo sento la sua voce che le dice, in tono molto dispregiativo”Parla forte, è sorda”. Ho ingoiato ancora.

Ma quando mi prendono sottobraccio, come fossi un’handicappata, per scendere un gradino di 5 cm. non ci ho visto più.

Anzi, Alba ha visto rosso!

Senza concedere a nessuno il tempo di parlare ho tirato fuori tutta la rabbia che avevo dentro. Non m’importa mi abbiate definita  sorda, che in fondo non è così male, ma quel vostro tono sprezzante mi è stato fastidiosamente insopportabile. Mi avete definita la vecchia, l’handicappata.

E allora ve lo faccio vedere io chi è vecchia. Ho preso il phon e mi sono asciugata i capelli da sola. Loro volevano i soldi  per il taglio, io gli ho risposto che sarei andata dai Carabinieri.

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Non mi era mai successa una cosa del genere, ero sempre stata coccolata dal parrucchiere. Era la prima volta che entravo in quella scuola ma di certo sarà anche l’ultima.

La mancanza di rispetto non la sopporto e guai a chi ci prova a mancarmene.

Hanno trovato la “vecchia” che li ha messi a tacere, che non si fa mettere sotto i piedi da nessuno.

Se questo avviene nella scuola dove si dovrebbe imparare l’arte, la psicologia e il buon modo di trattare un cliente, mi domando a quale mondo andiamo incontro.

Alba

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In questi nostri “blog” scriviamo e leggiamo ed è una delle tante attività consigliate a chi non è più giovanissimo , oltre al movimento fisico, all’ascolto della musica , ai giochi di abilità e di enigmistica , alle attività manuali ed artistiche , alla socializzazione , al volontariato ecc.

Esiste però anche la lettura che va oltre ai leggeri articoli che proponiamo e ai commenti che vengono postati . Leggere aiuta a trasformare positivamente la realtà ed andare oltre alla routine che potrebbe anche essere grigia , serve a stare con i piedi per terra , perché l’anziano spesso è depresso e la lettura lo fa entrare “nelle storie degli altri” liberando la mente ed alleggerendo la vita.

E’ certamente meglio che rimbambirsi davanti alla televisione ed è un esercizio terapeutico per la mente ed il cervello. L’uomo geneticamente è programmato per vivere 120 anni (Robert Gallo arriva addirittura ad auspicare una vita fino ai 180 anni), ciò che però inesorabilmente invecchia prima è il cervello , perché i neuroni che lo compongono non si riformano . Se si perseguono adeguati stili di vita e si cerca di vivere in ambienti sani , facendo opportunamente lavorare il cervello e avendo la fortuna di avere una discreta salute, quelle mete in un futuro non lontano , saranno possibili.

Ho cercato in Internet quali sono i libri che assolutamente dobbiamo leggere e mi sono trovato davanti a moltissimi titoli , ho necessariamente fatto dei distinguo creando una piccola elencazione di 10 libri e non considerando quelli scritti prima del 1800 (come Don Chisciotte o il Decamerone , spesso citati) :

 

I Promessi sposi di Alessandro Manzoni

I racconti di Anton Cechov

La ricerca del Tempo perduto di Marcel Proust

Anna Karenina di Leone Tolstoj

Madame Bovary di Flaubert

I fratelli Karamazov di F. Dostoevskij

Lolita di Nabokov

Il vecchio e il mare di E. Hemingway

Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marques

La storia di E. Morante

 

E’ chiaro che è un elenco lacunoso ed assolutamente “letterario” , personalmente ho letto con piacere tutto Verne e Stevenson , erroneamente citati come autori per ragazzi . Mancano specialmente “i moderni” e penso che le nostre lettrici “professioniste ” e so che in Eldy ce ne sono, potranno consigliarci in merito.

Albert Anker, La liseuse, 1882-1883, olio su tela, 66 × 81 cm, Le Locle, Musée des beaux-arts

Volevo poi parlare degli “audiolibri” , perché spesso per presbiopia crescente , per malavoglia o per crisi di sonno da lettura , molti iniziano …poi fanno impolverare i libri sul comodino.

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La moderna tecnologia viene in aiuto e con costi modestissimi, se non gratis, si può accedere a ben 12.000 titoli per 70.000 ore di audio lettura (192 anni).

Non ci sono più scuse ! O con gli occhi o con gli orecchi affrontiamo con gioia un libro.

 

Franco

scritto da francesca il 15 05 2017

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C’è una linea di confine tra la filosofia e la scienza che nel passato gli alchimisti tentarono di superare, alla ricerca di risposte uniche che valessero per tutti. L’alchimia era un antico sistema filosofico ed esoterico che provava a tenere insieme la chimica, la fisica, l’astrologia, la medicina. Al centro del pensiero dell’alchimista c’era la ricerca della Pietra Filosofale. Un minerale creato dall’uomo, però con proprietà magiche tra cui quella di trasformare in oro ogni metallo. La Pietra Filosofale era in realtà la chiave per comprendere l’universo e i suoi segreti inclusi quelli dell’animo umano. Il sogno che inseguivano gli alchimisti, insomma, era avere una risposta che spiegasse non soltanto la formazione degli astri e dell’universo, ma anche quella dei moti dell’animo, delle passioni umane.

Si tratta di un mito medievale. Però se è arrivato fino a noi, se è ancora vivo, è perchè abbiamo ancora bisogno di trovare risposte a quesiti che non ne hanno, in apparenza. Sogniamo tutti di avere una Pietra Filosofale che ci aiuti a cambiare le cose, che ci spieghi come governare i moti del nostro animo. Oggi non ci sono più gli alchimisti ma la ricerca della Pietra Filosofale continua. Il magico minerale è stato sostituito dalla bio-ingegneria e dagli algoritmi che ogni giorno danno risposte a domande che prima restavano inevase.

Però il punto è: ma siamo sicuri di voler sapere davvero che cosa c’è dietro una passione? Cosa ci spinge ad innamorarci di quella persona tra mille altre? Ad appassionarci a un tipo di musica anzichè ad un’altra? O magari perchè preferiamo gli spaghetti al riso, per esempio?

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Insomma se anche i piaceri della vita sono ridotti a una formuletta bio-chimica o matematica, se dietro ai nostri gusti c’è un algoritmo, che divertimento c’è a vivere liberamente le nostre passioni?

A questo punto vi sarete chiesti: ma dove vuole arrivare la Francesca? Ebbene, ho affrontato questo argomento leggendo uno studio condotto da scienziati internazionali che avrebbero scoperto che noi italiani tolleriamo meglio la caffeina rispetto ad altri popoli per motivi genetici. Il gusto per il caffè, insomma, sarebbe meno libero di quanto appaia, tutto starebbe nella variante di un gene, il PDSS2. Chi possiede questa variante, ad esempio, tollera meglio la caffeina. Questo spiega perchè certe persone possono farsi un espresso dopo cena e andare a dormire poi tranquillamente mentre altre, se superano i 2-3 caffè al giorno poi passano la notte con gli occhi aperti a guardare il soffitto.

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Risultato di questo studio è che la tendenza a bere più caffè continuando a godere del suo aroma senza pagarne le conseguenze, è insomma una questione che ha poco a che fare col gusto, sta tutto nella genetica.

Gli indirizzi, le tendenze, la nostra natura insomma, pare che non possiamo scegliere niente, tutto sembra già scritto fin da quando nasciamo. Perfino le nostre scelte tra il caffè e il thè sono incise in maniera indelebile nel nostro DNA.

Fa un pò tristezza, ammettiamolo, immaginare che i nostri orientamenti non siano liberi nemmeno davanti ad una tazzina di caffè. Mai lo avremmo pensato possibile. Il caffè è un rito che accomuna miliardi di persone in tutto il mondo e ognuno lo fa come gli pare.  

Scoprire che la scienza ci condiziona, è deprimente. Non so voi, ma io non avrei voluto saperlo perchè, secondo me, dietro a certe piccole passioni ci sono insondabili ragioni che dovrebbero avere a che fare con la nostra personalità, con chi siamo noi. Certi riti dovrebbero essere intoccabili, proprio perchè di tutti, patrimonio collettivo. Non ci sto a bere un “algoritmo” quando mi alzo al mattino, o dopo pranzo, o nella pausa pomeridiana. Non ci sto proprio a credere che tutto stia in una formuletta che non tiene conto di alcune cose: della nostra storia, delle nostre abitudini, di chi siamo noi, quali sono i profumi delle nostre terre.

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Che ne sa l’algoritmo di certe albe, di certi tramonti e di certe giornate di sole? E delle emozioni che queste possono procurarci?

Il caffè non è soltanto una bevanda, è una filosofia di vita che finora nessun alchimista è riuscito a piegare alle proprie esigenze e a trasformarlo in una Pietra Filosofale.

Mi vien da pensare ad Eduardo De Filippo che in una delle sue più note commedie “Questi fantasmi” spiegava al professore dirimpettaio la formula del caffè perfetto, che equivale alla formula della felicità delle piccole cose. Ma quella era poesia, non era matematica. Dunque continuiamo a bere il caffè come piace a noi lasciando da parte algoritmi e formulette.

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Sono certa che Eduardo, affacciato al balcone da lassù, se la sta ridendo con in mano una “tazzulella” di caffè fatto come si deve.

 

Francesca

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