scritto da francesca il 18 10 2017

A volte bisogna ricorrere al medico di famiglia: non sempre il motore è al massimo dei giri: qualche candela sfiata, il carburatore s’incrosta, il radiatore perde un po’ d’acqua, la cinghia di distribuzione slitta, insomma un insieme di particolari che è bene cercare di rimettere al punto giusto. Almeno si spera. Cerco sempre di evitare di andare il lunedì perché nella piccola città c’è il mercato e quindi è difficile trovare il parcheggio alla macchina, inoltre, molti approfittano di questo evento per recarsi anche dal dottore per qualche ricetta. E così, quando sono entrato nella sala di aspetto c’erano già diverse persone. Mi sono seduto in disparte e ho spento il cellulare. Ad una donna non è sfuggito il gesto e ha esclamato: -Bravo! Tutti dovrebbero fare come lei, qui è tutta una sonata-

Non ho rispondo, stacco il numerino e faccio una panoramica della gente che mi ha preceduto: solamente una decina di persone. Non ho molta pazienza ma non mi resta che aspettare e leggo il giornale. Tre donne di una certa età dialogano fra loro a voce abbastanza alta affinché i pazienti sentissero: - Oh Rosa, ma hai sentito della Clerici? E’ il quarto fidanzato. Ma ha detto che questa volta non si sposa: convive. Hai capito Rosa? Quattro mariti. Non si vergogna, e tutti i giorni è alla televisione proprio quando si mangia a dare consigli sulla preparazione dei piatti e a fare la moralista – La sua amica l’ascolta con attenzione poi sbotta: - Ma non ce l’hai il telecomando? E gira canale se non la sopporti, cosa t’importa se ha avuto quattro mariti: questi sono quelli ufficiali e gli altri? - Un uomo si alza in piedi rivolto alle tre amiche: -Non sarete mica invidiose!

Ci scappa una risata generale, una delle donne mi guarda sperando che dicessi la mia. La ignoro e continuo a leggere. Si è creato un momento di dialogo collettivo finché esce l’infermiera invitando i pazienti a parlare piano. I commenti continuano, ora prende la parola l’amica della Rosa: -E quella ragazza che ora fa la presentatrice che faceva i film porno, a luce Rosse, scandalosissimi che c’era da vergognarsi? Ora è tutta mistica, oddio! Non ricordo il nome, l’ho sulla punta della lingua, se mi viene te lo dico. Non incomincia il programma se non dice un'Ave Maria. Ma chi crede di incantare? Io non ci credo più alle favole. Quello che mi fa arrabbiare è che la R A I la paga con i nostri soldi -

C’è un’approvazione generale. Si apre la porta e appare il dottore: un buon giorno collettivo riempie la sala d’aspetto. Arriva una mamma con il bambino per la mano che piange, ha la testa fasciata alla meglio, le dico di sedersi al mio posto, ma preferisce stare in piedi. Si guarda intorno poi chiede:

- A chi tocca? Mi farebbe passare? Almeno il dottore mi guarda il bimbo, questo agitato correva in bicicletta guardando indietro e ha battuto la testa contro un suo amichetto- C’è un silenzio di consenso che tranquillizza la mamma. Nel frattempo entra una signora tutta elegante con un canino peloso in braccio, un uomo la guarda con un sorrisino malizioso: - Ecco! Ora abbiamo anche un’animalista-

Il “Trio Escano” continua con le critiche ai personaggi della TV:

- E quel Fazio, avete sentito quanti soldi guadagna? – Silenzio nell’aula, tutti aspettano la rendicontazione della ragioniera: - Quattro milioni di Euro, e quella maleducata brutta come il peccato, che dice altro che delle parolacce, riprende una valanga di soldi. E’ una vergogna! –

I consensi si accavallano, anche il bambino ha smesso di piangere. Ripiego il giornale e lo metto in tasca: faccio miei, in silenzio, gli umori della gente semplice di quella stanza. E in quelle persone mi ci rivedo e dentro di me grido con loro. Si! Gente semplice, perché chi ha le possibilità, non aspetta ore una visita o una ricetta: va a pagamento dagli specialisti. Il prossimo a entrare dal dottore sono io, cedo il mio biglietto con il numero alla signora col bambino, abbozzo un buon giorno e esco; decido di andare a vedere il mercato. Tanto conosco già le parole del dottore: “ Non fumare, non bere troppi caffè, attento al vino, non mangiare troppo, meglio uscire dal tavolino con la fame, fai delle passeggiate o prendi la bicicletta…” Cose che sappiamo tutti. Insomma, per stare bene, bisogna vivere da ammalati. Almeno mio padre diceva sempre: - Bimbo! Se il vino è bono non si contano i bicchieri, il vino fa sangue- Che grande dottore!

Giulio Salvatori - Il solito maledetto Toscano.

scritto da francesca il 14 10 2017

Nel mio girovagar per l’Arte, sempre affamata di profonde emozioni, desiderosa di imprimere per l’ennesima volta nei miei occhi e nella mia mente quante più immagini mi sia possibile catturare, rubo nuovi significati, scopro nuovi elementi, nuovi dettagli da opere d’arte che magari ho visto e rivisto più volte.

Milano, che è la mia terra d’origine mi offre spesso questa opportunità lasciandomi solo l’imbarazzo della scelta. Così, nei pomeriggi liberi da impellenti impegni mi lascio trasportare fin dove i miei passi decidono di fermarsi. Oggi, per l’ennesima volta, tocca alla Pinacoteca di Brera. Tranquillizzatevi, non ho la minima intenzione di parlarvi del suo contenuto artistico, non basterebbe un’enciclopedia universale, ma vi parlerò invece di un dipinto davanti al quale mi soffermo spesso con immenso piacere perché mi infonde dolce emozione che risveglia in me l’animo da sognatrice qual io sono.

Pinacoteca di Brera

All’interno di Brera il dipinto è posizionato verso il termine del percorso perciò quando vi arrivo ho già la mente e gli occhi completamente saturi di immagini che mi hanno trasmesso sensazioni da estasi, e ne comprenderete benissimo il motivo…, per cui, giunta al dipinto respiro a fondo, mi siedo di fronte e, come ogni opera d’arte ha il suo linguaggio lascio che “lei” mi parli godendo appieno del suo romantico e affascinante contenuto.

Francesco Hayez

Francesco Hayez, non a caso è il pittore italiano considerato il massimo esponente del Romanticismo. Veneziano d’origine ma milanese d’adozione diventerà anche direttore dell’Accademia di Brera nel 1850. E, per quanto riguarda la sua biografia mi fermo qui, la si può copiare ovunque ma io non lo farò.

 

Vi racconterò, invece del dipinto attraverso la mia visione. Innanzitutto la sensualità che traspare, quasi di gusto moderno, precede l’invenzione di certe inquadrature cinematografiche: i due volti sono tenuti abbastanza nascosti in modo da concentrare tutta l’attenzione sull’incontro delle loro labbra. La grazia degli atteggiamenti, i corpi languidamente avvinti in un bacio che potrebbe sembrare di passione ma che è anche un bacio d’addio, mi imprimono un tocco magico che mi trasporta al di sopra dei due amanti, nell’ovattato silenzio creato dalla mia fantasia.

Vengo rapita dalla straordinaria dolcezza che pone l’uomo nel trattenere con la mano il volto dell’amata, dalla passione e, quasi dichiarazione di possesso che egli esprime nell’appoggiare la gamba sul gradino, quasi a voler completare l’abbraccio con tutto il corpo. Ella si abbandona leziosamente al dolce incontro di labbra poggiando il suo braccio sul petto di lui quasi a volerlo trattenere allontanando il più possibile il momento dell’inevitabile distacco. Anche Hayez è abilissimo nel dipingere effetti di luce-ombra. Luce nell’azzurro del bellissimo vestito indossato dalla protagonista, luce sul muro di fondo, ombre sfumate nel vano sulla sinistra che fa intravedere una misteriosa sagoma umana che si avvicina o si allontana dagli amanti.

Ma non pensiamo che il soggetto di questo quadro sia esclusivamente fresco e disimpegnato, in realtà il dipinto racchiude un forte messaggio politico e patriottico. Così i due giovani che Hayez ci presenta sono si avvinti in un bacio d’addio ma ad entrambi viene rivolto l’invito ad impegnarsi per la Patria: lui è già pronto per partire (ecco il vero significato del piede sullo scalino…..ma io sono solo romantica), mentre lei rimarrà a casa ad attenderlo. Pure i vivaci colori delle loro vesti, bianco, rosso, verde, azzurro simboleggiano le tinte delle due nazioni sorelle, Francia e Italia la cui alleanza tessuta da Cavour aveva reso possibile l’indipendenza d’Italia, ecco il contenuto dal significato risorgimentale.

Ma io voglio concludere con il significato simbolico che molti giovani innamorati attribuiscono al dipinto e cioè quello di due persone che si amano tantissimo, anzi una leggenda metropolitana racconta che addirittura porti fortuna alle coppie in procinto di sposarsi, baciarsi davanti a quel quadro e vi assicuro d’averli visti coi miei occhi. Ma quanto bene fa l’Arte all’anima, al cuore e alla mente?

 

Franci

"Bacio" edizione del 1861

scritto da francesca il 7 10 2017

Già in altra occasione si è parlato di questo argomento , ma leggendo un interessante articolo di Giulia Villoresi ho voluto riproporlo. La giornalista parlando delle teorie del matematico Joseph Mazur dice che ..." se qualcosa ha una pur minima possibilità di succedere , succederà".

Lo scienziato afferma..." le coincidenze sono molto più frequenti di quanto si creda , principalmente perché viviamo in un mondo molto più grande della nostra immaginazione e le notiamo solo quando hanno un significato per noi , lasciando intravedere delle connessioni con l'universo su larga scala".

Faccio un esempio classico : esco di casa , mi cade una tegola sulla testa e muoio... era destino ? Quella tegola era probabilmente messa male e prima o poi poteva cadere , io passo sotto quella casa abitualmente , quindi le probabilità che quella tegola mi cadesse sulla testa erano infinitamente maggiori che se avessi vinto la lotteria con un solo biglietto (se non si compera il biglietto della lotteria si è matematicamente certi che non si vincerà mai). Continuiamo con un altro lapalissiano esempio : se quella casa non avesse un tetto con le tegole ma un lastricato solare , potrei passare sotto quella casa per mille anni e una tegola in testa non mi potrebbe mai cadere .

Mazur dice..." per la legge dei grandi numeri se esiste UNA POSSIBILITA' ANCHE MINIMA che una cosa accada , prima o poi accadrà , poi c'è la legge dei numeri davvero grandi che dice che se un evento non ha zero possibilità di accadere , accadrà. Queste due leggi assieme alla teoria delle probabilità ci permettono di stimare la plausibilità di un evento".

E' chiaro che la difficoltà sta nel trovare tutte le variabili significative da inserire nel calcolo matematico. Dato che la formula di Bernoulli (per il calcolo delle probabilità) non la so ne usare , ne tantomeno spiegare e non so razionalmente prevedere se una tegola mi cadrà sulla testa , cercherò di evitare certi percorsi , poi se proprio non saprò spiegare l'evento ,"irrazionalmente " maledirò il fato.

Le nostre vite sono una sequenza di contingenze multiple dove regna il "caso".

Esaminiamo l'etimo di caso...e di caos , il primo significa "caduta o accadimento , il secondo "disordine " (accadimento nel disordine) . La stessa entropia dell'universo è spesso identificata come "disordine".

Senza inoltrarmi nella "teoria del caos" , possiamo dire che tutti gli avvenimenti che ci accompagnano nella vita sono frutto di probabilità con tante variabili che potrebbero essere matematicamente calcolate .

Escludo l'esistenza di un "libro divino" , dove è già scritto tutto , perché toglierebbe completamente le scelte ed il libero arbitrio e contemplerebbe un "dio cinico" che ha già stabilito le sofferenze e le gioie.

A questo punto cito sempre il Magnifico ..." del doman non vè certezza...", con quel tanto di fatalismo necessario per sopravvivere , ma dato che mi affanno a dire che il fato non esiste , con quel tanto di ottimismo che ci fa superare i dubbi e le casualità che tracciano la nostra vita .

 

Franco

scritto da francesca il 4 10 2017

Da diversi giorni trovo il tempo di andare a cercare i funghi. E’ una passione che ho sempre avuto. Ero ragazzino quando mio padre mi portava con lui e mi insegnava a “conoscere” il bosco. I funghi, a quel tempo, erano una risorsa per la gente del paese, si vendevano, si seccavano, si mettevano sott’olio…era una ricchezza mandata dal cielo.

Si aspettava che le prime piogge di settembre innaffiassero a sufficienza la boscaglia e dopo dieci-dodici giorni s’incominciava il raccolto. Si! Proprio il raccolto perché eravamo solo noi del paese ad andar per funghi. Oggi questo non avviene più, cercatori improvvisati aggrediscono il sottobosco, devastano, raspano con falci e bastoni: non si rendono conto del danno che fanno. A nulla servono i consigli e le raccomandazioni.

Per noi, gente dei monti, c’è un rapporto di rispetto verso il bosco che viene da lontano, la flora da selvaggia diventa amica. Si riconosce quell’alberello, quel ginepro, quel corbezzolo, l’erica contorta, l’ontano con i fiori penduli e quel pungitopo attorno al quale, sapevi, che avresti trovato i funghi: rossi, neri, biondi, finferli, mazze di tamburo ecc. Ecco che, sei tutt’uno con il territorio circostante, ci parli e lo leggi. Giri pagine che solo tu sai comprendere perché da piccolo te l’hanno insegnato. E quando trovi il primo fungo guardi con attenzione tutt’intorno perché non è mai solo: lasci quelli piccoli perché fra qualche giorno ritornerai.

Ginepro

Erica

Timo

Riconosci, mentre cammini, i profumi dell’erica, del timo, del ginepro…e quel pungitopo dai pallini rossi che s’innalza panciuto, ti chiedi chi l’ha ricamato. Una volta mi disse un famoso pittore che, nel bosco ci sono tutti i colori: aveva ragione. Se poi arrivi la mattina presto ch’è ancora buio, quando spunta il sole i raggi penetrano fra i rami in una danza leggera e argentata, è l’inizio dell’orchestra degli “abitanti” della selva. Non ti spaventa il fruscìo veloce perché sai che non può essere che una lucertola: gli altri animali, se non li disturbi, dormono, compresa la vipera. Magari sussulti al canto della ghiandaia o del picchio perché hai invaso il loro territorio e sfrecciano veloci fra i rami degli alberi sopra la tua testa.

Castagno

Tutti gli anni, rivedo quell’alberello di castagno col quale giocavo accovacciato sul ramo più alto sordo ai richiami del babbo. Ora è un gigante robusto: chissà se mi riconoscerà. E salgo sulla grotta con striature di quarzo che s’allunga verso il pendio, mi siedo nel solito punto e mentre mangio una mela osservo il rigagnolo che saltella laggiù fra sassi e rovi. Fatto il giro che da giorni avevo mentalmente studiato, ritorno a casa stanco ma gratificato, contento. Poso il canestro dei funghi sul tavolo e la solita domanda: babbo, dove li hai trovati?

 

Giulio