scritto da francesca il 1 10 2016

2 OTTOBRE: VIVA I NONNI!!!….(di Franci e Alba)

Nonni_439_thumb400x275

Fino a qualche mese fa ero una figlia, ora sono “solo” una madre ma anche una nonna. Prima che nascesse il mio primo nipotino credevo che amare una creatura, più della propria vita, volesse dire amare un figlio. Ora guardo i miei nipoti e penso che anche per loro darei la mia vita.

Cos’è un nipote? Quanto lo si ama? Cosa si prova quando per la prima volta stringi a te un essere speciale che non ti chiamerà mai mamma ma che amerai come un figlio?
Diventare nonna non è stupendo, è semplicemente meraviglioso! Forse è l’ultima mia missione in questa vita ma è una delle più importanti.

Quando per la prima volta ho guardato quel frugoletto e l’ho stretto tra le mie braccia, ho creduto di aver costruito il mondo per la seconda volta, anche se non l’avevo partorito io. E’ amore che si rinnova, che ti esalta e ti travolge in emozioni uniche.

Che strana che è la vita. Metti al mondo un figlio e pensi che la vita ti ha dato tutto, tutto il meglio che si può desiderare, poi nasce un nipote e t’accorgi che quel tutto era rinnovabile e non lo sapevi.

Sì, amore che si rinnova, amore che si moltiplica, amore che si esalta, ti prende e ti travolge in sensazioni uniche. Un nipote è una cosa unica.

So di non essere una nonna perfetta ma amare e accudire i miei nipoti mi fa sentire perfetta perchè con loro tutto ha ancora un senso, anche la stanchezza a fine giornata.

 

 

Questa è la dedica che ho fatto al mio primo nipotino nel giorno della sua nascita:

 

 

BENVENUTO SIMONE

Ciao cucciolo,

ci siamo conosciuti questa notte, una notte speciale….ricordi?

Tu eri lì avvolto nella copertina, nato da pochi minuti.

Gli occhioni spalancati a chiederti perché ti avevano portato via da quel grembo caldo e tenero dove stavi tanto bene.

E, mentre tu cercavi di adattarti a questo nuovo luogo a te del tutto sconosciuto e scoprivi che le tue manine erano saporite se succhiate con gusto, io contemplavo il tuo volto e in silenzio ti dicevo mille volte….Benvenuto.

Mi sono poi presentata perché tu non pensassi che era cosa disdicevole parlare con gli sconosciuti, ti ho dato il mio dito e tu, stringendolo forte coi tuoi pugnetti mi hai sussurrato: “Ciao nonna Francesca, beccati il mio abbraccio stritoloso..”.

Franci

 


Un pensiero di Alba

La festa dei nonni
Il 2 Ottobre abbraccia il tuo angelo custode.
Una festa giovane dal sapore antico.
La ricorrenza è intesa come momento di incontro e riconoscenza nei confronti di chi ha vegliato sui nostri passi, proprio come gli angeli custodi celebrati dalla chiesa il 2
Ottobre.

E’ bello passeggiare tenendoti per mano e sapere che questa stessa mano
ha tenuto quella di papà quando aveva la mia stessa età
AUGURI NONNI

Alba

———————————————————————————————————

scritto da francesca il 27 09 2016

Ed eccoli di nuovo qua, son tornati!!!

Logo-2

vi dà il Benvenuto nella Cucina di Incontriamoci!!

Parecchi eldyani mi hanno mandato le loro ricette, rigorosamente personali e appartenenti ciascuna alla Regione dell’autore.

Considerato che sono parecchie, per far posto a tutti,  ho deciso di postarne una per ogni autore e conservare le altre per i prossimi post.

Quindi, pronti..?? Viaaaaa


PASTA COL PESTO ALLA GENOVESE (ricetta di Alba-Genova)

trenette-with-pesto-19

Ingredienti per 4 persone

4 mazzi di basilico
50 g di parmigiano
50 g di pecorino sardo( da grattuggiare)
50 g pinoli (non cinesi, sanno di olio)
uno spicco d’aglio
olio qb- un pizzico di sale

Per il pesto

Lavare il basilico in una bacinella (mai sotto l’acqua corrente perchè la foglia si romperebbe e diventerebbe nera,  pronta a marcire). Tolta la terra e sciacquato metterlo in uno strofinaccio e con garbo sbatterlo per far uscire l’acqua rimasta. Tritare il basilico con la mezzaluna ma sarebbe più indicato il mortaio. Comunque mai con il frullino perchè le foglioline si scalderebbero diventando nere. La procedura richiede la lavorazione a freddo.  Piano piano aggiungete i rimanenti ingredienti. Deve risultare una salsa verde morbida e profumata che metterete in un vasetto coprendola di olio extra vergine.
Per la pasta

In una pentola fate cuocere 3 hg di fagiolini teneri e quando sono cotti aggiungete 250 g di pasta trenette ( sono piccoli spaghetti piatti). A cottura ultimata condite il tutto con il pesto.

Ecco, questo è il mio modo di fare il pesto alla genovese (d’altronde sono genovese, no?). Ma devo aggiungere  che chiunque tenti di fare il pesto alla genovese non gli verrà mai come il nostro. E non perchè noi siamo più bravi ma semplicemente perchè le foglie del nostro basilico sono piccole e tenere, e la pianta conserva un profumo particolare proprio perchè seminata vicino al mare. Perciò tra mare e monti: questo è il suo segreto.

E buon appetito a tutti.  

Alba       

——————————————————————————————————————

FRITELLE DI MELE E UVETTA (ricetta di Gianna.lc)

frittelle-di-mele-con-uvetta-e-pistacchi

Ingredienti:

3 mele

4 uova intere

8 cucchiai di zucchero

25 gr. di burro

mezzo bicchiere di latte freddo

1 bustina di lievito Paneangeli

vanillina

uvetta

1 bicchierino di rhum

1 pizzico di sale

farina qb per ottenere un impasto liscio e omogeneo

olio per friggere

zucchero a velo

In un contenitore di plastica rompete le uova, aggiungete lo zucchero mescolando col cucchiaio di legno. Diluire il burro e raffreddarlo, aggiungerlo al composto, aggiungere il latte, il lievito, la vanillina. Sminuzzare le mele a piccoli dadini e aggiungerle. Lavare e asciugare l’uvetta, aggiungere il sale, il rhum e la farina fino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo.  In un tegame scaldare l’olio e quando è bollente aggiungere, con un cucchiaino medio,  l’impasto. Attenzione perchè il fuoco deve essere moderato altrimenti l’impasto rimane crudo all’interno. Bucare delicatamente con la forchetta le frittelle quando si girano per controllare che siano dorate. Cospargere di zucchero a velo.

E non abbandonare mai la cucina…altrimenti fate la carbonella!!!!

Gianna


FAGIOLI CON LE COTICHE (ricetta romana di Mario-Girasole)

 hd750x421          350 gr fagioli cannellini

  • 150 gr cotenne di prosciutto

  • 1 osso di prosciutto

  • 300 gr. salsa di pomodoro

  • 40 gr grasso di prosciutto

  • 1 cipolla piccola

  • 1 spicchio di aglio

  • Basilico e prezzemolo

  • Olio extra vergine di oliva

  • Rosmarino Sale e pepe

Preparazione:

Mettere a mollo i fagioli la sera, al mattino lessarli in acqua leggermente salata con il rosmarino e l’osso di prosciutto, già cotto a parte per una decina di minuti. Passate le cotiche sulla fiamma per eliminare i peli, lessate per un quarto d’ora, sgocciolate, tagliate in pezzetti quadrati e rimettete a lessare finchè saranno ben cotte. A parte in un capace tegame con olio, soffriggete un battuto di grasso di prosciutto, cipolla, aglio, basilico e prezzemolo, unitevi la salsa di pomodoro e fate cuocere per una ventina di minuti. Sgocciolate i fagioli, metteteli nel tegame della salsetta unitamente alla carne ricavata dall’osso di prosciutto e tagliate a pezzettini le cotiche e fate insaporire per 10 minuti. Servite la minestra ben calda.

Mario-Girasole


” i sùg !” (ricetta modenesissima di Franco Muzzioli)

sughi

E’ tempo d’uva e se venite nelle fiere del modenese troverete bancherelle che vendono ” i sùg”…che cosa sono e soprattutto come si fanno.

Sono una specie di gelatina d’uva così composta:

1 litro di succo d’uva

80 grammi di farina

Prendete della bella uva da tavola, rossa (anche nella polpa ,se li volete rossi come normalmente sono) o bianca. Sgranate l’uva e pigiatela bene colandola con un colino largo.

Disponete la farina in una terrina bella larga e versate il succo d’uva a filo mescolando sempre con una frusta per non far grumi (se ci vengono grumi è complicato fare dei buoni sughi).

Trasferite la farina così stemperata in una casseruola e mettetela sul fuoco continuando a mescolare ,questa volta con un cucchiaio di legno, continuate lentamente a versare il succo d’uva  ottenendo un composto omogeneo e liscio . Fate poi sobbollire “dolcemente”  per circa 1 ora mescolando di tanto in tanto (mai i grumi!!!!!) , versate poi il contenuto in coppette di vetro (monodose) , lasciate raffreddare poi mettetele in frigo.

Se utilizzate un uva aspra , potete aggiungere un paio di cucchiai di zucchero durante la cottura.

Era il dolce preferito dai bambini nelle serate d’ottobre …leggermente lassativo.  

Franco

——————————————————————————————————————

scritto da francesca il 25 09 2016

No-mano-dire-no

Saper dire di no, ogni tanto, ci aiuterebbe a vivere meglio e più serenamente. Potrebbe servire, magari, a tenere lontano gli scocciatori, per esempio o evitare incarichi di lavoro eccessivi, fuori orario che magari esulano dalle nostre mansioni e dalle nostre competenze.  Anche questo contribuirebbe a migliorare la nostra vita.

In questo, gli uomini rispetto alle donne, hanno una capacità superiore a districarsi tra i grossi problemi, a sfuggire alle richieste pressanti di lavori extra. Insomma gli uomini sanno dire di NO meglio, e più spesso, di noi donne davanti alla richiesta di effettuare un lavoro che non ci compete, compresi i semplici lavori che scaturiscono nell’ambito domestico, quotidiano.

Noi donne ci facciamo tormentare dai sensi di colpa e diciamo più spesso di SI.

Lo sostiene una ricerca effettuata da una società statunitense di psicologia del lavoro che rileva che questa propensione delle donne ad accettare lavori extra, sia entro le mura domestiche che nell’ambito professionale, non ha nulla a che vedere con la differenza di personalità dei soggetti presi in esame ma piuttosto sono una serie di norme sociali condivise.

Tutti noi, in recente passato, ci siamo trovati davanti ad una proposta di un incarico di lavoro che esulava dai nostri normali impegni e spesso ci siamo dibattuti nell’antico dilemma: “ma cosa penseranno di me se rifiuto, magari crederanno che sono un fannullone, che non ho voglia di fare niente, che non ho senso di responsabilità”.

Tuttavia sono molto di più gli uomini che hanno il coraggio di rifiutare un incarico extra, che le donne.

Se è una donna a rifiutare,  l’impatto sulla sua valutazione professionale sarà maggiore. Una donna che eviti di lavorare un pò di più verrà giudicata più negativamente di un uomo che rifiuti, e la sua posizione non verrà presa in considerazione per eventuali promozioni.  E questo perchè le donne sono in genere ritenute aiutanti, collaboratrici. Dunque, un NO da parte loro è il contrario di quello che ci si attende.

Difficile che una donna si rifiuti, comunque, perchè sono loro le prime a sentirsi in  colpa nel timore di essere criticate, di non essere apprezzate abbastanza. Ma accettare comuque non basta a risolvere il problema perchè il carico di lavoro eccessivo  si traduce spesso in stress.

Come fare allora per evitare di aderire al vecchio clichè di “Donna arrendevole, accomodante, disponibile”?

La passività ci viene insegnata fin da piccoli come buona educazione, capacità di essere affidabili, di sapere stare in società.  Essere accomodanti ci favorisce nelle relazioni, ma solo quando a scegliere è la donna, però, non quando è un comportamento imposto. Quando una donna dice SI ad un lavoro extra, non per libera scelta ma perchè non è in grado di dire “mi dispiace, non posso, non ci riesco”, alla fine si sente insoddisfatta e risentita anche verso chi l’ha costretta a dire SI quando in realtà voleva dire di NO.

Ma allora, come si esce da questa trappola sociale? Si potrebbe, per esempio, evitare di dare una risposta tagliata con l’accetta, non occorre dire subito SI o NO. Si può prender tempo evitando di dare una risposta di primo acchito, d’istinto.

CERVELLISi tratta, insomma di piccoli accorgimenti in  attesa di rifondare e rinegoziare le relazioni tra sessi tenendo sempre presente il vecchio principio secondo cui cambiare una norma è semplice, basta scrivere una nuova regola e applicarla. Ma modificare un atteggiamento culturale è una cosa più complessa e lunga.

 

 

Occorre, dunque, tatto e pazienza? O si tratta di atteggiamenti sacrificali?

Voi che ne pensate?

scritto da francesca il 20 09 2016

silenzio

Un bel tacer (o un bel silenzio) non fu mai scritto , recita l’antico adagio , anche perché i rumori “quelli veri ” , tolgono ore alla salute .

In un articolo Riccardo Stagliano su il “Venerdì” scrive …” ..il primo manuale sull’esorcismo , apparso nel 1400 , stilava lunghe liste per individuare il maligno e quasi la metà di queste erano di tipo acustico. Anche Dante si accorse della “città dolente ” ben prima di vederla per “le grida e gli alti lai”.

Mentre stiamo imparando a preoccuparci dell’inquinamento dell’ambiente , siamo piuttosto inconsapevoli di quello acustico . Il giornalista dice ancora …”… il rumore toglie ogni anno circa un milione di ore ai cittadini europei e si ipotizza che siano circa 3.000 i morti per infarto (da rumore). “

Impazzano ovunque locali open-space dove il rumore o “il suono” dilaga , moltiplicato da altoparlanti sempre più potenti, i locali tranquilli senza “colonna sonora” sono una rarità.

La soglia del rumore fastidioso è sui 90 dB e non può essere sopportato che per qualche tempo, oltre in 120 dB ci possono essere dei veri e propri danni fisici come : fischi e ronzii alle orecchie che possono diventare permanenti , accelerazioni del battito cardiaco , ansia , sensazioni di disadattamento , vertigini , nausea , perdita dell’equilibrio , difficoltà respiratoria.

La soglia del rumore sopportabile dovrebbe non superare i 55 dB dalle 6 alle 22 e di 10 dB di notte.

quando-il-cane-abbaia-libro-65789

Certe volte non ci accorgiamo di questi danni perché assuefatti dal rumore : …una strada trafficata provoca mediamente 70 dB , un martello pneumatico a 3 mt può superare i 100 dB , una lavatrice in centrifuga (forse non nuovissima ) può arrivare a 60 dB , l’abbaiare di un cane può arrivare a 100 dB.

Mentre sto scrivendo mi viene da fare l’ennesimo peana ad Eldy . Qui si scrive , si legge, si commenta …se si vuole a dB 0 …!

silenzio 2

Anche le baruffe in chat , che spesso son pepate e violente , non provocano nessun rumore , anche se si possono immaginare i dB di insulti gridati e di porte sbattute .

Passare più tempo in silenzio aumenta la chimica del cervello  con una maggiore capacità di concentrazione.

Il silenzio è come ricaricare un cellulare , la mente ha bisogno di “ricaricarsi” e lo fa durante il silenzio più di quanto non lo faccia durante il sonno.

Quindi ssstttt..! Silenzio……….e qui voglio proprio vedere chi lo rompe !

 

Franco