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Ogni paese ha il suo piccolo o grande coro che allieta l’armonia delle funzioni religiose della parrocchia. Anche il mio paese aveva la sua corale: circa una decina di persone fra donne e uomini: più donne, gli uomini erano restii a presentarsi al pubblico. Non vi erano mai stati insegnamenti nell’arte del canto ma ognuno cantava come sapeva, anche perché erano motivi antichi che si trasmettevano di generazione in generazione: laudi , salmi, nenie, orazioni…, bastava che il prete accennasse il motivo e subito iniziava il canto .
Il coro dava il meglio di se negli inni ai Santi protettori del paese : San Luigi, San Ansano, al Sacro Cuore e soprattutto alla Madonna.

chierichetto_disegnoIo ragazzino vestito da chierichetto col rocchetto inamidato, osservavo attento e ascoltavo i loro canti .La Leonide, detta Leò. Era la prima voce perché per la sua estensione superava tutti, uomini e donne. Quando spalancava la bocca , si vedeva l’ unico dente che vibrava negli acuti come se volesse cascare da un momento all’altro, allungava e girava il collo verso le altre donne, era un segnale convenuto che voleva dire :questo è il tono, avanti . E la voce , le voci, s’innalzavano verso la volta della chiesa e ricadevano a grappolo giù fra i fedeli che rinforzavano il canto, quelli più timidi canticchiavano a bassa voce. La partecipazione era comunque totale
Quelli che come me hanno i capelli grigi, ricorderanno la Leò di Cacchiano, La Palma di Pacciò, la Davina, Pietrofrate, Adriano, il To’ , l’Angiò , l’Ofè, la Milena, tanto per citare alcuni componenti il coro . E il massimo della melodia si sentiva quando nella laude alla Madonna spariva la timidezza e si spalancavano le bocche e si aprivano i cuori :
< Ti incoronano dodici stelle (…) Bella tu sei ugual al sole, bianca più della luna, e le stelle le più belle, non son belle al par di te (…) E poi ancora con più fervore nell’inno alla Madonna composto per la ricorrenza triennale dal grande musicista Padre Simone :(…) Ecco il tuo popolo pio, cantare a vita novella (…) Madonna delle grazie (…) Basati in pianto ti sussurra, mamma (…) Qui, come per magia, si formavano le terze in una armonia perfetta, i baritonali e i bassi si amalgamavano con i soprani. L’unico dente, la” pinella” della Leò, rimaneva per miracolo al suo posto.

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Poi il prete con un fiammifero , accendeva la pasticca di carboncello e la calava scintillante nel fornello del turibolo, prendeva un cucchiaio di incenso dalla navicella argentata e la ricopriva dell’antica essenza : le volute di fumo uscivano dai fori dell’attrezzo dorato fissato alle catenelle che il chierichetto dondolava da una parte all’altra perché non si spegnesse: e l’odore dolciastro e acre avvolgeva tutti e tutto.
Quando la Santa Messa arrivava al Gloria , emergevano anche le voci maschili perché si creavano le risposte : < Gloria > le donne < Gloria > gli uomini e si univano poi :< In Eccelsis Deo > Qui era come un boato, su quella – O – finale, si univano tutte le voci in un crescendo liberatorio fino a far tremare i candelabri dell’altare maggiore . La Leò, con la faccia arrossata, si girava annuendo compiaciuta verso i cantori cercando consensi .
All’elevazione, momento di collettivo silenzio, la chiesa si riempiva delle note armoniose del grande organo; purtroppo il mantice si gonfiava attraverso una rudimentale e grossa manovella azionata dal chierichetto più robusto, e il rumore degli ingranaggi spesso superava il suono .

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Ma a quel tro, tron, tro tron , la gente era abituata e non ci faceva caso: era parte integrante della cerimonia perché quell’organo arrivava anche ai cuori più refrattari . Noi chierichetti, ci contendevamo il campanello da suonare quando il sacerdote alzava il calice o l’ostia, ma lo sguardo severo del prete ci riportava all’ordine .
Finalmente arrivava quella frase che noi bambini si aspettava con gioia, quel marmo ghiaccio dell’altare faceva sentire le ginocchia e si aspettava come i prigionieri che si sciogliessero le file con quel: < Ite Missa Est >. Si andava veloci in sacrestia a toglierci quell’indumento ingessato dalle mamme. Qui, il prete, aveva attaccato alla parete un grosso foglio con l’elenco di tutti i bambini che servivano la Messa, faceva l’appello e metteva un segno verde vicino al nome che sommava il numero delle caramelle che ci avrebbe dato alla fine del mese :era il nostro premio. Poi, finalmente liberi, si correva sulla piazza della chiesa.
La gente si riuniva in gruppetti scambiandosi complimenti e opinioni varie mentre il campanile faceva sentire la sua voce : chiudeva col suo suono festoso la mattinata religiosa del piccolo paese .

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A.D. XXX – XI – MCMXVI Nel giorno di San Toscano

(Giulio Salvatori)

Immagine anteprima YouTube

Giulio Salvatori e il suo sax in “Concerto alla Luna”

11 Commenti a “PROFUMO DI INCENSO (ricordi di uno strano chierichetto)….di Giulio Salvatori”

  1. francesca (franci) scrive:

    E anch’io voglio ringraziarvi tutti, uno ad uno:
    Lorenzo
    Rosa
    Franco
    Gabriella
    Alba
    Gianna
    Carlina
    e anche Giulio
    Siamo sempre e comunque in tanti. Grazie

  2. carlina scrive:

    il racconto che hai scritto è uno spezzato della tua vita in cui i ricordi sono + vividi e + dolci nel leggerlo mi hai trasmesso delle sensazioni dolcissime e che dire della musica? l’ascolti quasi senza respirare, rapita dalle note che escono dal tio sax grazie anche a Francesca

  3. francesca (franci) scrive:

    Non fà el modesto, Giulio. Te sei bravo, lo sappiamo noi e lo sai pure te. Ma quanto bene ci fanno i tuoi racconti, pezzo per pezzo finiamo per leggere l’intero tuo libro. E’ questo che desideriamo, essere trasportati indietro nel tempo, ricordi…tanti ricordi, autentici ricordi. Son le cose più belle di questi tempi!
    Siamo noi a ringraziarti per quei bei momenti che ci regali.

  4. Giulio Salvatori scrive:

    Non mi elogiate troppo. Per me è un piacere donarvi frammenti del mio piccolo paese, è come se quelle persone risorgessero con le loro voci, con i loro sorrisi, con le loro espressioni. Il mio maestro di musica diceva sempre : “oh ragà , la musica ‘ngentilisce i cori ” . E condivido pienamente. Per quanto riguarda la musica, il brano è registrato alla buona e composto dal M° Sergio Facchini:pensate che eravamo nella Banda Reggimentale degli Alpini a Cuneo ( qualche mese fa), e l’ho incontrato in Internet. Vi ringrazio sentitamente , almeno siete “entrati” nella chiesa del mio piccolo paese, e avete sentito il coro, l’organo, le campane. Detto questo, come chierichetto non ero tanto attento, però quelle facce, quei canti , il profumo dell’incenso, gli ingranaggi dell’organo …riaffiorano ogni tanto nella mia mente e l’unico modo per tenerli vivi è scrivere e raccontare, ma soprattutto donare.E a raccontare e donare si corre il rischio di essere fraintesi e a volte criticati. Ma credetemi, il mio è un modo semplice del donare ;non è esibizionismo neanche con la musica.SaperVi partecipi e soprattutto seduti nei banchi della chiesa del mio paese mi rende felice.
    Grazie ancora a tutti.

  5. gianna scrive:

    Giulio, il tuo raconto da chirichetto,e simpaticissimo ci fa sentire il profumo dell’incenso, che non a tutti era gradito, ma nella tua musica ci metti dentro tutti i sentimenti migliori il tuo Sax mentre suoni parla da solo, ascoltavo il video.” Concerto alla Luna” ero fantastico abbiamo ascoltato una dolcissima melodia che porta molta gioia nel nostro cuore.grazie Giulio,ritorna presto un saluto.

  6. alba morsilli scrive:

    leggevo con il sottofondo della musica “Concerto alla luna ” tutto mi piaceva finchè una grande risata mi fece venire le lacrime agli occhi era Lea con la bocca spalancata e l’unico dente rimasto.
    Tutti cantano con il cuore e l’organo anche lui cantava come un vecchio-
    Sembra un film, di Don Camillo invece è realtà, è vita vissuta con una semplicità, con un amore generoso, povero in canna ma non nel cuore
    bravo Giulio

  7. gabriella.bz scrive:

    I vecchi ricordi non si cancellano mai, ma io vado alla messa anche per vedere due dei miei nipoti che sono chierichetti. Hanno cominciato da un paio d’anni e sono felici di andarci, spero che il loro entusiasmo duri a lungo..Grazie dei tuoi sempre bei ricordi Giulio, ti saluto ciao

  8. franco scrive:

    Tra chierichetti, crociatini, paggetti e incenso , ho ottenuto che ora mi da fastidio l’incenso ed ho un bell’agnosticismo di base .Potrei scrivere romanzi sull’argonmento, non freschi e bucolici come i racconti di Giulio. con annesse musiche celestiali, è comunque sempre bello parlare della fanciullezza e dell’ adolescenza e quindi piacevolmente narrarne e leggerne …”Deo gratias” !”

  9. francesca (franci) scrive:

    E mentre leggo il tuo pezzo, Giulio, ascolto il video del tuo “Concerto alla luna”. Note soavi escono dal mio subwoofer, devo abbassare il tono o qualcuno busserà.
    Ah…..seducente sax che abbraccia dolci ricordi!

  10. rosa scrive:

    Ti ringrazio Giulio per i tuoi ricordi di chierichetto, mi hai fatto ricordare il profumo di quell”incenso adolescenziale. Purtroppo oggi non è piu’ così, anzi tutta quella distrazione che c”è in chiesa mi dà forse anche fastidio. Grazie,son ritornata bambina anche se solo per dieci minuti.

  11. lorenzo12.rm scrive:

    Grande Giulio. Insuperabile nel racconto e nel suono. Metti a nudo, oltre che i ricordi, i sentimenti più belli. Grazie a te e Franci.

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