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Il titolo che ho dato a questo post ha un significato che tutti conosciamo. La frase significa che nessuno è profeta a casa sua, che insomma spesso si fa fatica a vedersi riconoscere le proprie attitudini, le proprie competenze, le proprie capacità. Il significato letterale della frase è quello dell’amara constatazione che spesso i nostri meriti non ci vengono riconosciuti, là dove vorremmo.

 

L’elenco delle persone che oggi possono pronunciare una frase del genere è molto lungo. Ma voglio prendere ad esempio un nome a caso, questo: quello della Dott.ssa Sabina Berretta. La sua storia, quantomeno emblematica da me letta qualche giorno fa su un giornale, è di un paese che fa fatica a riconoscere i talenti e le eccellenze che si trova in casa, una patria ingrata insomma, cieca e sorda verso i suoi figli migliori.

 

Dopo essersi laureata in medicina a Catania con la specializzazione in neurologia, nel tentativo di restare all’interno dell’istituto e continuare il suo lavoro di volontaria non retribuita, la dottoressa Berretta partecipa al concorso per bidella nello stesso istituto. La sua speranza è quella di potersi mantenere, di diventare autonoma economicamente per continuare a studiare e a frequentare l’istituto di neurologia.

 

“In quell’istituto si liberava un posto da bidello: pensai che poteva essere un modo per guadagnare dei soldi continuando a studiare. Dopo aver spazzato i pavimenti, insomma, potevo andare in laboratorio e proseguire le ricerche con uno stipendio su cui contare”.

 

Così sperava la Dott.ssa Berretta. Ma quel concorso però la dottoressa non lo vince. Allora partecipa ad un altro concorso,e vince una borsa di studio del CNR per studiare un anno all’estero. Sceglie di andare negli Stati Uniti presso l’Istituto di neurologia di Boston,  una delle più prestigiose Università del mondo, una fucina che ha sfornato ben 78 premi Nobel, tanto per capirci.

 

Alla fine dell’anno, terminata la borsa di studio, accade l’incredibile. La dottoressa che non andava bene per fare la bidella in Italia, viene accolta al MIT di Boston che le offre il suo primo contratto di lavoro.

 

Oggi la Dott.ssa Berretta è il capo della più grande banca di cervelli del mondo che si trova presso il McLean Hospital di Boston, un centro dove si conservano e si studiano cervelli umani. Una specie di banca della materia grigia che conserva, seleziona, cataloga e studia il nostro organo più importante e misterioso e mette a disposizione campioni per la ricerca a tutti gli istituti di neurologia del mondo che ne fanno richiesta. Una banca indispensabile per studiare la genesi di malattie come l’Alzheimer e altre patologie neurologiche per le quali oggi non esistono nè terapie nè conoscenze sufficienti per approntarne una. 

 

Un cervello in fuga insomma che diventa direttore di una banca di cervelli.Ma in Italia non era adatta neppure a fare la bidella…!!

 

Il destino a volte si diverte davvero a giocare strani scherzi non c’è che dire. La dott.ssa Berretta ci ride su e ha spiegato che le Università americane sono piene di ragazzi che cominciano come ha fatto lei.

 

Noi non possiamo che essere contenti per quei giovani che, all’interno delle più prestigiose Università del mondo riescono a fare carriera ottenendo ciò che desiderano dalla vita, ma il punto è che quei giovani sono il nostro futuro e per ognuno di loro che non torna indietro è come se noi avessimo perso un pò del nostro patrimonio, come se le nostre risorse si assottigliassero sempre di più e noi ci impoverissimo sempre di più, ogni giorno che passa per ogni studente che non torna indietro.

 

Quei giovani sono quelli sui quali un paese intero ha investito consentendo loro di frequentare gratis, o quasi, prestigiose Università pubbliche italiane nelle quali continuano peraltro a studiare, a prepararsi per il futuro del loro Paese. Ma questi giovani però, una volta terminati gli studi si ritrovano in un mondo che li espelle, che dichiara di non aver bisogno di loro. Un mercato dove trovare lavoro è un’impresa ai limiti della disperazione e dove anche quelli più bravi faticano a vincere un concorso per diventare bidella.

 

Eppure una recente ricerca ha confermato che gli italiani sono tra i più bravi ricercatori del mondo.

 

E’ LA RICERCA CHE LANGUE NEL NOSTRO PAESE, NON I RICERCATORI.

 

E allora dovremo avere il rimpianto di vederci portar via sotto il naso i migliori ricercatori, dopo averli formati a casa nostra?

 

A questo punto la mia domanda è: che futuro ha un paese che dilapida così le proprie risorse, il proprio patrimonio intellettuale? Nessuno è profeta in patria, anche perchè come diceva Hector Berlioz: “…la fortuna di avere talento non basta, bisogna anche avere il talento di avere fortuna..”.

 

 

Francesca

12 Commenti a ““NEMO PROPHETA IN PATRIA””

  1. edis.maria scrive:

    Ecco la spiegazione che non avevo capito!(perchè non c’era!!!!aaha).Allora come ho già detto in un commento precedente bisogna incrementare lo stanziamento in questo settore! Comunque coloro che sono andati all’estero , ritorneranno dopo un certo periodo , e avranno anche appreso il modo di lavorare altrove!Che i “cervelli ITALIANI” si facciano apprezzare fuori Italia,per me è un vanto!

  2. francesca scrive:

    Non c’è nessun FORSE in quei 25 studenti-ricercatori italiani che sono costretti a lavorare all’estero. Innanzitutto perchè NON sono stati assolutamente scartati. Forse non mi sono spiegata bene. Le 39 borse Erc (Erc è l’Agenzia di finanziamento alla ricerca di frontiera dell’Unione europea), sono state VINTE da ricercatori italiani, ma SOLO 14 resteranno in Italia, le altre 25 confluiranno in progetti di ricerca svolti all’estero, da RICERCATORI ITALIANI che per lavorare hanno dovuto espatriare. Questo significa che i ricercatori italiani sono tra i migliori, ma l’ambiente universitario italiano è poco favorevole in termini di stipendio e carriera. A questo aspetto vanno aggiunti i tagli ai fondi per la ricerca e anche alle università italiane.
    Negli ultimi anni l’Italia ha avuto 294 “cervelli” in uscita, contro i soli 30 in entrata (mi riferisco alle borse vinte da stranieri e usate poi da noi).Il problema è decennale, ma nel 2016 l’esodo dei migliori ha toccato i suoi picchi: siamo diventati la prima nazione europea per premiati all’estero.
    Dobbiamo esserne fieri..???

  3. edis.maria scrive:

    Che le raccomandazioni siano all’ordine del giorno è risaputo,;che, chi ha conoscenze importanti ,ha lo stesso la strada appianata, che chi ha una laurea sia preparato alla professione futura, lo è un po’ meno! In questo argomento non abbiamo tenuto conto che le professioni di cui scriviamo, sono innumerevoli e ben distinte! Forse fra i 25 scartati non c’era necessità di impiego, forse non erano raccomandati, forse erano in troppi!Vedete quanti FORSE ? Su un argomento così delicato, prima di esprimere un giudizio così lapidario,si deve riflettere, perchè non possiamo dire che in Italia, nei posti giusti di grande importanza,ci sono delegati responsabili privi di capacità, ma carichi di raccomandazioni! Ne conoscete voi? Parlate!

  4. franco scrive:

    Cara Edis i figli di… se si sono laureati è certo che sapranno occupare il loro posto, poi se vengono da famiglie di dottori e scienziati ,saranno ancor più agevolati nel loro lavoro, quindi potranno essere anche all’altezza dell’incarico, ma non sono le 25 eccellenze che non hanno avuto i “manici giusti” per entrare e che hanno dovuto andare all’estero.
    L’Italia sarà così retta da persone mediocri , qualcuna anche brava , ma non eccellenti. Guardo ora la storia di Einstein in TV e le cose non erano molto diverse nei primi del 900 nella Germania di Weimar. Bisogna fare leggi nella scuola che premino per prima cosa il merito …poi sai il mondo del lavoro oltre la ricerca è un’altra cosa e non sempre “il primo nella scuola è il primo nella vita”.

  5. paul candiago scrive:

    Gentile Signora Edis Maria,

    il suo commento e’ quanto mai attuale.

    Fa notare il divario del sistema educativo e le esigenze del progresso/mercato socioeconomico (G7) dei nostri giorni.

    Molte persone come lei, da piu’ di 20 anni, hanno la stessa firma del suo scirvere.

    E’ necessario recuperare 40 anni di trascurata scienza e tecnologia, se interessa la Nazione, per essere competitivi nel il mercato mondiale.

    Scuole serali dei miei tempi? Acqua passata non macina piu’)

    I vari picchi di ecellenza nazionale, in settori di superspecializzazione scientifica e tecnologica ( Professionisti e Tecnici e fuga di cervelli), non sono sufficienti a sostenere la piattaforma economica del Paese.

    Necessitiamo di una rapida lievitazione Nazionale dell’ apprendimento e di professionisti.
    I Responsabili a questa preparazione lo devono fare in meno di cinque anni o il tutto diventa un ritardo cronico con il gruppo di testa.

    Non vi sono altre modalita’ o strade per renderci nuovamente competivi e prosperi.

    Viviamo in un Mondo super produttivo( 7 miliardi di persone da mantenere) in tutti i settori, che avanza giorno e notte rendendo obsoleto quando era moderno sei mesi prima.

    Meraviglioso ingegno Umano e allo stesso tempo enormemente competitivo e dove di gia’ i Robots si sentono superiori a noi.

    Il drone le portera’ i miei cordiali saluti e un mazzo di fiori alla sua villa al mare come da istruzioni da suo mittente.
    Paul

  6. edis.maria scrive:

    Certo bisogna che lo stanziamnento sulla ricerca sia incremnetato. Infatti molti giovani , che pensano al loro futuro, prevedono e si preparano negli anni universitari ,ad andare all’estero per imparare , nel miglior dai modi, le lingue straniere. Chi sono? Sono coloro che vivono in famiglie benestanti, che possono mantenere i figli, o dare loro un certo sussidio che consenta loro di fare lavoretti per integrare.Alla fine degli studi, conoscono molto bene le lingue, sanno gestirsi all’estero,e tentano i concorsi in Italia.Spesso ce la fanno, altre volte ritentano.Non voglio neanche credere che, tutti i nostri ricercatori assunti in Italia, siano dei raccomandati , perchè sarebbe una cosa inaudita!! Ce ne sarà qualcuno ma,non potrà reggere l’incarico, se le sue capacità di preparazione non saranno all’altezza dell’incarico!!!!

  7. franco scrive:

    Perchè i posti che potevano avere quei 25 bravi erano già occupati dal figlio di quello della figlia di quell’altro , come volevasi dimostrare.

  8. francesca scrive:

    Nel nostro Paese possediamo tantissimo BUONO! Anzi, potrebbe essere il Paese più ricco e felice del mondo, ma la realtà ci smentisce. Vogliamo dirla tutta? E’ mal governato, mal gestito, mal abituato. Sono italiana e amo l’Italia più di qualsiasi altro paese al mondo ma, se vogliamo restare in tema col post, da un lato sapere che sono state premiate 39 borse di studio per progetti presentati da studenti italiani mi riempie di orgoglio. Constatare però che di quelle 39 borse di studio, solo 14 resteranno nel nostro paese mentre le altre 25 appartengono a italiani allocati in centri di ricerca all’estero, mi crea un tantino di profonda e dolorosa delusione. Che ne dite? E questo solo perchè quei 25 giovani, per lavorare, sono dovuti espatriare .

  9. edis.maria scrive:

    Certo il caso è emblematico e abbastanza corrente! Molti nostri ricercatori hanno penato molto per farsi valere sia in Italia che all’estero.Però dobbiamo riconoscere che anche in Italia esistono ottimi medici, ricercatori, studiosi in generale!Non buttiamoci sempre la zappa sui piedi, riconosciamo anche ciò che di buono possediamo nel NOSTRO PAESE!

  10. gianna scrive:

    E’ molto Interessante .Francesca questo blog, sono vere le parole di Franco, se tu padre è Notaio il figlio sara’ Notaio senza ombra di dubbio, questa è la nostra Patria fatta su misura per uomini potenti, famiglie benestanti, perche non vogliono un povero che tenta tutte le vie per proseguire i suoi studi,e molto fredda l’accoglienza dei suoi conterranei e con le sue debolezze,Purtroppo la conosciamo questa storia le preferenze nei luoghi di lavoro non importa gli studi ma che abbiamo una gronde chiave per entrare in qualsiasi luogo da loro preferito. c’è molto favoritismo e politica tutto quello che serve per entrare in certi posti di lavoro senza troppi fastidi, ma questa Dott.ssa Sabina Berretta una donna molto intelligente ma che nessuno voleva nemmeno a fare la bidella per guadagnare e proseguire i suoi studi, alla fine abbandondo la nostra Patria E’ riuscita avere una grande carica studiando. Ora è il Capo dei Cervelli del mondo presso L’Istituto di Neurologia, Onore a questa Dott.ssa non solo per la sua intelligenza, ma per tutti i suoi grandi sacrifici.Un saluto

  11. franco scrive:

    Se il padre o lo zio della dottoressa Berretta fosse stato un “barone” dell’Ospedale , non ci sarebbero stati problemi.
    Purtroppo l’Italia è una nazione di nepotismo e di corruzione politica dilagante. Ma anche il familismo eraditario è un’abitudine consolidata, il figlio del notaio farà il notaio e se è anche una emerita testa di… sarà il sig.notaio junior…e così via.
    Speriamo in leggi che aiutino il merito e che permettano a tutti di partire “alla pari”.

  12. lorenzo12.rm scrive:

    E’ vero, Francesca: è verità consolidata che nessuno è profeta in patria. Per non andare troppo lontano, lo disse anche Gesù, che, peraltro, fu ucciso dai suoi conterranei. Nella diatriba fra ricerca e ricercatori siamo ben messi, e non avremmo bisogno di polemiche ma di programmi e, soprattutto, obiettivi da raggiungere e raggiunti, E percepiti dal Paese. Perché la realtà drammatica è che mancano condivisioni. Speriamo. Ma il caso della dottoressa catanese è emblematico e non ci fa onore.

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