scritto da francesca il 23 07 2018
     

La vita di una persona è un puzzle come quei giochi dei bambini che, con la composizione di tanti pezzettini riescono a formare un quadro.

Solo che la memoria a volta fa brutti scherzi perchè non tutto rimane impresso. Se così fosse, penso che il cervello scoppierebbe.

Anch'io uso Facebook e un giorno mi sono trovata una richiesta da parte di una signora che mi ricordava la mia infanzia. Mi ricordava per la bravura a scuola, per la mia vivacità, per essere sempre pronta a dare una mano a tutti.

Cavoli, dissi immediatamente!!!!!!!!!!!!! Questa mi conosce davvero ma chi diavolo è? Io non ricordavo il suo nome e tantomeno la sua faccia. Certo, una foto c'era in Fb ma questa non mi riportava alla mente niente, era una come me, capelli bianchi e corti, occhiali e rughe. L'unica cosa che, a mio avviso mi univa a lei, era il fatto che anche lei era di Genova.

Caparbia come sono ho voluto andare a fondo, le ho chiesto il numero di telefono e ho iniziato ad investigare.

Macchè, neanche la voce mi diceva qualcosa. Lei parlava come un fiume in piena, "..ricordi la maestra Sarolli?". Si cavolo, era la mia maestra. Ma allora qualcosa di vero c'era.

Poi si descrive: " ero piccola di statura con due treccione bionde molto lunghe e grosse".

Qui mi scappa una esclamazione genovese "belin figgu" (meglio non tradurre). Non me lo dire, ma non è possibile, allora sei tu quella Marisa?

Diomio, dopo più di un secolo ritrovo una compagna di classe, mi dice che abita sempre vicino alla scuola.

Ho tagliato corto però con la promessa di rivederci. Ieri mi sono decisa, dopo 72 anni ci siamo incontrate.

Avete mai visto in tv quando si ritrovano i parenti dopo anni? Beh, a noi è successo la stessa cosa, piangevamo tutte e due.

Inizialmente ci sentivamo due estranee, lei piuttosto riservata, ma non aveva fatto i conti con me. La Alba che con la sua dialettica introduce il dialogo senza peli sulla lingua.

Così venni a conoscenza della sua vita che in un certo modo assomigliava alla mia. Era vedova anche lei e viveva sola. Pian piano rifiorirono i ricordi del passato con una maledetta nostalgia.

Rivedo i luoghi della mia infanzia che stentavo a riconoscere causa il loro cambiamento. Provavo dentro di me un miscuglio di gioia e amarezza.

Ma se chiudo gli occhi vedo ancora il sorriso di Marisa. Non l'è parso vero che io mi sia spostata per andare a trovare lei.

Un grazie enorme alla fine, che personalmente non m'è parso di meritare. Invece ho promesso che non la lascerò più nella sua solitudine, ci sentiremo e ci rivedremo ancora.

Alba

scritto da francesca il 14 07 2018
          Non frequento i bar, ma quella mattina , prima di andare a vedere il mio piccolo frutteto, decisi di prendermi un cappuccino e una pasta. Mi sistemai nell’ultimo tavolo nell’angolo e guardavo quante persone, al mattino, fanno colazione al bar, credo sia un'abitudine di molti. Preferisco la mia tradizionale tazzona di caffè e latte a casa con pane tostato e marmellata. Mentre mi gusto tranquillo il tutto, si avvicina un signore e si siede al mio tavolo. Abbozzo un buon giorno con la testa perché la bocca è occupata. Non mi risponde e mi fissa intensamente: le altre persone guardano e sorridono, non capisco il perché.             Poi inizia a parlare: < Caro Mario, è tanto che non ti vedevo, mi fa proprio piacere incontrarti di mattina. Come stai? Ti vedo proprio bene! Sai, io ho già fatto colazione a casa: pane, lardo, e un bicchierotto di vino. Qui piglio solo un caffè corretto a grappa. Ti dispiace se fumo? Dopo il caffè, non ne posso fare a meno di una sigaretta, me lo richiede proprio il sangue.> E come facevo a dire che non si può fumare. Cosa potevo dire? Non lo conoscevo e, pertanto, continuai a sorseggiare il cappuccino e mangiare la pasta. Dissi solamente che non mi chiamavo Mario. Si mise a ridere sonoramente e tutti, ma proprio tutti, si misero a ridere. Rimasi calmo e lo guardai negli occhi: < Le ho detto che non mi chiamo Mario, mi confonde con un’altra persona, forse mi somiglia> Sembrava Panariello, con un forte accento versiliese: < Mariannaladra, Maremmacane, io bonino, mi pigli anche per i fondelli? Mario, oh Mariooo, ma un ci fa così, ma un mi riconosci? Sono Alvaro! Al- va- ro ! Hai capito ? > Ma te guarda chi dovevo incontrare, non sapevo più se era lui ad avere ragione o io che non ricordavo. Cercai di frugare nella memoria, ma quella persona, non la conoscevo per nulla. Dissi se potevo offrire un caffè, ma lui mi anticipò gridando: < Franco, Francoooo, portami un bersagliereeeee > Franco, il barista, gli portò un bicchierotto di questo bersagliere.         Dall’odore si sentiva che era un insieme di vino, aperitivo, cognac…insomma un miscuglio di roba forte. Si portò il bicchiere alla bocca e lo scolò d’un fiato. < Grazie Mario, come hai fatto a sapere che avevo sete? Vedi che mi conosci? Abbiamo passato tanto tempo insieme, ciao, salutami la zia Rosaria>         Inutile dirgli che delle zie che si chiamassero Rosaria io non ne avevo. Pagai il conto e mentre uscivo dal bar, qualcuno alle spalle disse: < Stamani è toccata a te>. Mi avviai verso la macchina, poco lontano, Alvaro canticchiava felice. Il caffè corretto a grappa e il “bersagliere” iniziavano a fare effetto.

 

Giulio

scritto da francesca il 8 07 2018
In Eldy , più o meno , siamo tutti anziani e non so quanti hanno la fortuna d'avere ancora la mamma , io l'ho persa in questi giorni di dieci anni fa , aveva 94 anni . Certe volte , alla sera , quando dopo cena mi siedo davanti alla televisione , in modo distratto penso : "ho telefonato oggi a mia madre ?" Come se il legame non potesse mai annullarsi con la morte , infatti che cosa c'entra la scomparsa , con i ricordi , gli affetti ancora vivi sulla pelle , l'amore per la propria mamma. Alla sera a letto nel buio , tendo ancora la mano per cercare di sentire un movimento , un lieve soffio d'aria , che mi dia la sensazione che è ancora lì a tutelare il suo ottantenne bambino. La mamma ce la portiamo dentro perché quel cordone ombelicale che è stato tagliato alla nascita , idealmente non si è mai spezzato . Non importa se una madre è bella o brutta, difficoltosa o saggia, sana e disponibile o malata e scostante , è la tua carne , siamo il suo ventre , siamo le sue lacrime , il suo sorriso , la sua mano che alla fine stanca stringi finché il freddo della morte la rende inanimata nella tua. Mamma , maman , mamae , moèder , mùtter , mami, mamicka , mama , mam , è il primo fonema del bambino ma...ma ...in tutte le lingue in tutti i luoghi , il primo viso che vediamo , il primo contatto fisico che abbiamo , la prima sensazione vitale con il suo latte.   Non sono un credente e non penso che Giuseppe Ungaretti lo fosse almeno nell'accezione del termine , ma vorrei proporre la sua poesia "la madre" , per pensare che in un possibile "dopo" le madri ci saranno per proteggerci anche di fronte al giudizio di Dio.        

Franco

scritto da francesca il 29 06 2018

MONTE CAVALLO

La Costa, è la parte centrale del Monte Cavallo. E’ un costone ripido e scosceso, uno stretto sentiero serpeggiando lo attraversa in diagonale fino a raggiungere la vetta a quota 1.200 ca. Avevo programmato da diversi giorni, di partire il mattino presto: col fresco si cammina meglio. La moglie brontolò: “ dove vai che è ancora buio ? “ Scendo in cucina per un rapido caffè. Lascio il paesetto mentre il campanile suona le cinque e trenta. Decido di portare anche il cane, anche perché abbaiava. Arrivato ad un bivio, Roki mi guarda come dire: da che parte andiamo? Un breve cenno col dito e parte come un razzo inghiottito dal bosco. Rimango solo e comincio a salire mentre l’alba proietta nel sottobosco sagome informi. Le eriche sono talmente alte che coprono il sentiero a mo’ di arco. Per alcuni tratti sono costretto a camminare curvo. Alcuni pensieri mi frullano per la testa : e se cascassi , prima che mi ritrovano. Assorto in questi pensieri sono salito più del previsto, mi siedo sopra un sasso di quarzo al Col della Costa: comincia a schiarire.

BASATI

Laggiù lontano, Basati, il mio paese. Il borgo appare tutto unito e le luci comunali sono ancora accese: sembrano tante lucciole. Ecco che arriva anche il cane con la lingua di fuori, gli verso un po’ d’acqua nel palmo della mia mano. In alto la Pania della Croce e il Corchia cominciano ad essere illuminati dal sole. Passano pochi minuti e anche Monte Cavallo esce dall’ombra. Piano piano il sole scende dalla cima dei monti : affiorano anche i paesi di Stazzema .

STAZZEMA

Il bosco riprende i suoi colori, ecco che Basati appare adagiato su un pianoro, le case addossate una all’altra formano un circolo irregolare che si allunga verso i campi. I castagni fanno da cornice fino alle propaggini dei prati del Poggione. Chiudo mentalmente la cornice da mio punto di osservazione. Comincia a fare caldo mentre il campanile suona la prima Messa. E’ ora di scendere.    

Giulio Salvatori