scritto da francesca il 23 09 2018

Al mio paese quando una persona inchecca, o è balbuziente, si dice: E’ Greco. E Gedeone, era proprio greco da non capire nulla o poco; poi chiudeva anche gli occhi quando cercava di parlare. Quindi rimaneva ancora più difficile, la mimica facciale spariva.

Come nelle favole, viveva al limite del paese con la moglie, una casetta su tre piani e un piccolo appezzamento di terra . Aveva anche una capanna dove teneva qualche coniglio, delle galline e un mulo.

Io, ragazzino, andavo spesso a trovarlo perché quando aveva finito di portare la legna alle famiglie, qualche volta mi dava il permesso di cavalcarlo. Quando era matura, mi regalava anche qualche pigna d’uva “galletta”.

Ricordo che aveva dei chicchi molto grossi. < E’ uuvvaa aameericcana> .

Io, non avevo difficoltà a capirlo e stavo volentieri con lui, mi insegnava tante cose: come si potano le piante, come si innestano, come si affilano accette, falci, roncole ecc. Mi diceva che, quando il coltello è affilato, non deve scivolare sul bordo dell’unghia, ma la deve leggermente incidere. Capito? queste cose non si trovano in nessun libro scolastico. Poi le fasi lunari…ma questa è una storia che Vi ho già raccontato.

Una mattina, era domenica, aveva tirato il collo a tutte le galline, penzolavano al filo dove la moglie stendeva i panni: < così fanno il collo> mi disse. Non feci domande, ma mi tranquillizzò strizzando l’occhio. Quando la moglie ritornò dalla Messa e vide lo spettacolo andò su tutte le furie; ma lui rimase impassibile con un sorrisetto sulle labbra. La Palma, questo è il nome della consorte, ritornò a vedere la scena, ma lui non disse nulla e si mise a fischiettare. Era molto bravo a fischiare, anche se era sempre il solito motivo: suonava la tromba nella Banda paesana e sapeva a memoria la marcia trionfale dell’Aida.

Qualche compagno di lavoro era passato e aveva visto gli strani panni appesi al filo e aveva diffuso la notizia. Volevano sapere il perché di quella strage, ma lui non diede spiegazioni a nessuno, anzi, aveva incominciato a spennarle in acqua bollente. Poi, le tagliò a pezzi: cosci, petti, ali, colli, e li mise in una capace pila di marmo con tutti gli aromi come si fa con il maiale. Io l’aiutavo in silenzio.

Ritornò la moglie all’attacco, voleva delle spiegazioni, e questa volta si decise . < Veedii Paaalllma, cche un caapisscci nuullla ! E’ uunn ppo’ cche ttti dddicco che uun mmerita , è ppiùùù lasspeeesa cchee iill guuaadaggno. L’oovo lo veenndii a 40 liiree e lee gaallinee nne maangiaanno 50. E’ uunaa riimessaaa. Coossìì glii hoo tiiraatoo iil coollooo e si mmanngiiano. Caapiitooo ?>

Tradotto dal Greco.” Vedi Palma, Non capisci nulla! E’ tanto che ti dico che non merita allevare le galline, è più la spesa che il guadagno. L’uovo lo vendi a 40 lire e la gallina ne mangia 50…”

La Palma abbozzò un sorriso amaro rassegnato e spalancò le braccia verso il cielo. L’unico gallo del pollaio cantò, era sul tetto della capanna. Forse cercava le compagne di tutti i giorni. Gedeone fischiò ancora una volta la marcia trionfale dell’Aida.

Credo sia una lezione di economia domestica, mi hanno sempre insegnato che: I rami secchi che non danno frutti, vanno tagliati. Immaginate quante potature andrebbero fatte in questa Italia.

   

E questa volta : Giulio Salvatori, il solito Maledetto Toscano

15 sett. 2018

scritto da francesca il 18 09 2018

Penso a lei quando aveva sedici anni , le gambe lunghe , i capelli bruni sciolti sulle spalle , il sorriso sempre ad illuminare il viso e le labbra dal bel taglio che io baciavo con passione. Erano spesso solo baci lunghi e avvolgenti , dentro ad un portone o al riparo di una siepe , come se quell'atto fosse l'unica cosa che facesse vivere. Non avevamo il senso del tempo e tutto ciò che ci circondava era solo corollario all'amore.

Il desiderio vibrava nei nostri corpi e bastava un abbraccio più forte per avere la sensazione proibita di un possibile amplesso . Erano carezze dolci , furtive , strappate dalle paure di peccato che l'educazione di allora ci condizionava. Languori lunghi e nello stesso tempo fugaci , unica dimensione , unico scopo , unico senso della vita. Eppure guardandola ora distesa sul divano , scatta ancora quel desiderio di essere "là"... dietro le siepi , lungo i sentieri dei viali. La mano è stanca e ha lasciato cadere sul tappeto l'inizio di un lavoro a maglia , l'angolo delle labbra è lo stesso , vorrei toccarla , ma se si sveglia ? La guardo con qualcosa di più d'allora , con affetto , con la serena e mesta coscienza del tempo che è passato. Seduto in poltrona davanti a lei sussurro tra di me "smile" , la nostra canzone , quella che dice : sorridi e forse domani la vita vale ancora la pena di essere vissuta , se tu solo illumini il tuo viso e nascondi ogni traccia di tristezza........"

Franco

Nell'aria si sente una strana musica, sono le campane delle chiese di tutta la città che oggi alle 11,36 suonano a martello, accompagnate, come fossero dei tromboni, dalle sirene delle navi in porto.

Genova si è fermata per un minuto, anche la vita quotidiana si è unita al grido di dolore, ad un mese preciso dal crollo del ponte.

Stasera raduno della città in piazza De Ferrari.

Io credevo che i morti salissero al cielo, qui invece sono precipitati a terra.

Genova città con medaglia d'oro per la resistenza.

Genova città delle alluvioni.

Genova città virtuosa, che da ogni catastrofe ha imparato a rialzarsi.

Genova e il suo ponte, da noi soprannominato il ponte di “BROOKLIN”, vederlo da lontano sembrava un otto volante sospeso nel vuoto.

E nel vuoto ha voluto finire, nel greto del torrente Polcevera tristemente noto per le sue piene e inondazioni. Per fortuna in quel maledetto 14 agosto era  asciutto data la siccità provocata dalla calura estiva. Proviamo ad immaginare l'ulteriore tragedia se fosse stato in piena.

Lascio a voi che mi leggete i vostri pensieri, c'è chi crede e chi no ma Genova sul monte Figogna ha un Santuario che guarda la valle del Polcevera. E' dedicato alla Madonna della Guardia alla quale noi genovesi siamo molto devoti.

Essa ha posato una mano sul disastro causato dall'uomo, ha permesso che quei monconi non cadessero sopra ai palazzi, ( si perchè ingegneri fanno ponti con sotto i palazzi) risparmiando così, da morte sicura, almeno 630 sfollati. Per i morti forse non ha potuto far nulla. Mi piace pensarla così.....

Stasera tutti in piazza con le maestranze e i soccorritori per essere solidali.

 

Ore 17,30 sono in piazza De Ferrari:

Gremita di persone è la piazza, anche le vie laterali. Credo ci siano almeno  20mila persone, si sono ritrovate per commemorare i 43 morti ma soprattutto per dire che noi genovesi ci risolleveremo, ora lacrime ma con tanto orgoglio, come abbiamo sempre fatto.

Sul palco un Tullio Solenghi, un genovese in giro per il mondo, che con voce rotta dall'emozione elenca, uno ad uno, i nomi dei defunti tra cui i bambini.

I genovesi sono una comunità che vuole risorgere, dicono che abbiamo il braccino corto ma nella commemorazione abbiamo scoperto quante centinaia di volontari hanno partecipato al salvataggio e al recupero delle persone travolte. E anche la popolazione generosa ha messo a disposizione degli sfollati le proprie case, stanze, alloggi senza pensarci un secondo.

Un sopravvissuto urlava "devo vivere per Pietro". Era il figlio che doveva nascere ed oggi con grande gioia abbiamo appreso che il bimbo è nato e il papà si sta riprendendo.Una notizia positiva in mezzo ad un mare di dolore.

E per finire commozione a mille: un tenore intona la canzone “Se ghe pensu”, tutti i presenti piangono e cantano con lui.

Praticamente è finita con tanta speranza, l'orgoglio dei genovesi si è unito in un gigantesco "mano nella mano". Non ci sentiamo più soli hanno detto le 230 famiglie degli sfollati. Speriamo sia davvero così.

   

P.S. E' poco quello che ho scritto ma almeno è farina del mio sacco mentre ho letto lettere false fatte credere vere,la cattiveria non ha mai fine, si specula anche sopra i morti.

 

Alba

 
scritto da francesca il 10 09 2018

Dopo tanti giorni dedicati alla musica: prove, concerti ecc, ho pensato che un po’ di riposo sarebbe stata cosa buona e giusta. Poi gli ordini non si discutono, madre e figlie avevano così deciso.

Sono ritornato al mio paese dove il rumore più intenso è il silenzio. Al mattino presto ho ripercorso sentieri appena accennati nel bosco, ho riassaporato l’orchestra spontanea nascosta fra i rami delle piante. Mi sono dissetato alle sorgenti con “bicchieri” di foglie di castagno intracciate: acqua dal sapore tanninico ma fresca e genuina.

+  

Mi sono seduto su rami sporgenti come facevo da ragazzino con tanti ricordi che s’intrecciano come ragnatele, ma che vanno dritti al cuore. Ho visto il piccolo pungitopo con le palline rosse, diventato grandissimo. Mi sono ricordato che, verso il Canale delle Fontanelle, se gridi, si forma l’eco: Ho gridato e la mia voce è ritornata indietro modulata spegnendosi nelle forre.

Impossibile scrivere le sensazioni: l’uomo adulto ritorna bambino.

Nel paese incontri persone, poche, che non conosci. Mi dicono che hanno comprato casa quassù. La domanda viene spontanea: si fermeranno? Non è facile adattarsi a vivere in un piccolo paese dove le giornate sono monotone e tutte uguali.

Il campanile scandisce lo scorrere delle ore e, ogni tanto suona a festa per la Santa Messa.

Più volte sono andato al Cimitero, ho parlato a lungo con mio padre e mia madre. Un dialogo muto, ma mi è sembrato di risentire il suono delle loro voci.

Quanti amici e parenti dormono il sonno eterno. Mi consolo con il titolo di un film che non ricordo il regista : “ Stan tutti bene “. Un pomeriggio mi sono fermato fino all’imbrunire, ho pensato che avrei chiuso il cancello. C’è un tacito accordo: l’ultimo chiude.

Un gatto è uscito sornione da dietro una tomba, che spavento! Ho rincorso la bestiola e ho chiuso abbozzando una preghiera.

Lo so, sento i vostri commenti: “ ma a noi toscanaccio, che ci importa delle tue sensazioni? Delle tue passeggiate fra i boschi? Dello spavento che ti ha fatto prendere il gatto, dei tuoi concerti ? “

Non so cosa risponderVi.

Giulio Salvatori il maledetto toscano