scritto da francesca il 9 02 2018

In Eldy parliamo sempre dei blog tematici che fanno cultura , informazione , socializzazione , arte e poesia e che sono legati a commenti che rimangono , dimenticando spesso "piazza" soprattutto per le incursioni di qualche "barbaro" che come unico scopo ha quello di crear zizzania , abbassare il livello dei discorsi , spesso offendendo in modo gratuito.

 

Pochi giorni fa ho assistito ad una bellissima , corretta ed esaustiva chiacchierata tra Alfred, Magalimba , Luison e Adriano sulla pericolosa deriva di un fascismo di ritorno , dall'alto di esperienze come quella di Alfred , figlio di un comandante partigiano e di una staffetta partigiana.

E' chiaro che "piazza " è legata al rullo dove si perdono le "chiacchierate " anche se importanti e dove i dialoghi sono veloci ,imperfetti , pieni di refusi , ma i concetti sono chiari e validi .

 

Si parla di inquinamento , di solitudine , di cibo , di religione e basterebbe poter spigolare nel rullo e si vedrebbe che questa chat è piena di discorsi che è peccato perdere.

Qualcuno ha detto che nelle regole di Eldy non si può parlare di politica , religione e sesso . Per prima cosa ,come è ormai chiaro, Eldy siamo noi , poi nel regolamento si legge :

Non sono ammesse le multi-iscrizioni , quindi chi ha più di una nik è "fuori regolamento "....chiaro ?

Le offese e gli insulti non sono ammessi.

Si rispetta il comune senso del pudore .

E' vietato fare pubblicità.

Le conversazioni private devono rimanere tali.

Quindi possiamo parlare di qualsiasi cosa ,stando nelle regole citate.

 

Spero che gli abituali frequentatori di "piazza" prendano atto della loro importanza , alzino il livello della conversazione e se credono, portino le loro belle idee anche nei blog tematici , dove nulla si perde nel riavvolgersi di un impietoso rullo.

Franco

   Questo ve lo regalo io:

scritto da francesca il 5 02 2018

Tre Febbraio: San Biagio

Nel mio piccolo giardino c’è una rosa completamente fiorita anche se siamo ai primi di febbraio: esattamente nei giorni della Candelora. Forse anche perché è in un angolo riparata un po’ dai venti di tramontana e dalle guazze notturne. Ma, ricordo che, giorni addietro la temperatura era notevolmente salita che sembrava Primavera: anche la mimosa cominciava a tingersi di giallo. Ora è striminzita e annerita.

Stamani, invece, la rosa aveva la “testa” china e i boccioli rigogliosi pendevano grinzosi verso il prato. L’ho guardata e mille pensieri mi giravano per la testa: < Hai visto?> mi sono detto, < Una notte di gelo e tutto è cambiato.> Adesso cadranno i fiori, le foglie e il fusto ritornerà spoglio. Ricominceranno a rispuntare le gemme alle prime giornate tiepide. Si! Questo è il ciclo vegetativo delle piante. Madre natura detta le regole e ci dona il suo splendore.

L’uomo, arrogante, prepotente, egoista…,anche se forte e giovane, è esposto ai geli della vita. Circolano le voci che, improvvisamente è sparito. Così, solo , senza salutare nessuno. L’unico cenno, un annuncio stampato in un manifesto con le scritte in nero appiccicato ad una bacheca pubblica.

Qualcuno così ha deciso. Non spunteranno le sue gemme in quel luogo. Ma le rose rifioriranno e, anche per te, per noi tutti, un giorno qualcuno porterà, forse, un ramoscello di fiori.

 

Giulio

scritto da francesca il 31 01 2018

 Ho preso spunto da un articolo di Francesca del 2016 "la solitudine nel web" per parlare della solitudine dell'anziano in generale.

Leggo :" in momenti di tristezza , rabbia , delusione molti preferiscono isolarsi per trovare pace e solitudine ", ma poi è come il gatto che si morde la coda , perché questo stato potrebbe diventare cronico e avrebbe un effetto molto simile allo stress , compromettendo l'apparato endocrino ed il sistema immunitario.

 

Spesso purtroppo , la solitudine non è una decisione del singolo , ma una condizione che può portare l'anziano ad un perenne stato d'infelicità.

   

Le statistiche dicono che circa il 40% degli anziani in Italia sono soli.

Che cosa consigliano medici e sociologi ?

- Fare uno sforzo , ma coltivare amicizie (anche virtuali).

- Imparare ad usare il computer.

- Telefonare agli amici e ai parenti e non attendere che chiamino loro.

- Iscriversi a circoli ricreativi.

- Prendersi un animale da compagnia .

- Fare volontariato.

Cercare poi di produrre qualcosa che possa gratificare :

cucinando - dipingendo - scrivendo - ricamando

e soprattutto cercare di socializzare:

chiacchierando - ballando - giocando a carte o alle bocce - se uno crede, frequentando una Chiesa - leggendo - e facendo tutte quelle attività che portano ad essere assieme agli altri.

   

Alla domanda : servo ancora a qualcosa ? A qualcuno ? Se sei in Eldy , servi a tutti noi.

Parla della tua storia , tieni un diario e raccontati . Esiste una tecnica l'agnotherapy , basata sulla rappresentazione dei racconti di Yosef Agnon , che può essere fatta con qualsiasi racconto che i nostri editor possono postare e che poi viene commentato ed analizzato.

 

Spesso noi anziani ci troviamo spaesati , il mondo che abbiamo intorno non corrisponde a quello che abbiamo dentro , nella nostra memoria , possiamo quindi trarre vantaggio nell'esaminare assieme i nostri vissuti.

Prendiamo il coraggio di commentare ciò che viene pubblicato e nelle chat cerchiamo di non limitarci ad una passiva lettura , la partecipazione è l'inizio dell'abbattimento degli steccati della solitudine che la vita e noi stessi abbiamo costruito.

   

Franco

scritto da francesca il 28 01 2018

Genova - Piazza De Ferrari

Per un'innamorata dell'arte come me, è entusiasmante assistere a interessanti spiegazioni fornite con dovizia di particolari e corredate da stupende immagini, da chi l’arte la pratica 365 giorni all’anno e te la “condisce” con fervore e passione, ma ancor più inebriante è “toccare con mano”, cioè guardare dritto dentro le opere, e questo si può fare solo andando di persona a visitare mostre e musei che la espongono. Così, qualche tempo fa, accompagnati dalla prof.di Storia dell'Arte, insieme ad un gruppetto di  appassionati, mi sono recata a Genova a Palazzo Ducale. 

Palazzo Ducale

Prima di accompagnarvi all’interno della mostra, però, vorrei illustrarvi brevemente la magnificenza di questa costruzione medievale che si trova in Piazza De Ferrari, nel cuore di una splendida città: Genova, tanto generosa quanto fornita di nobili e prestigiosi palazzi storici.  Sicuramente molti di voi la conoscono,  ma a me questa città, nella quale spesso ritorno, trasmette ogni volta diverse ed appassionanti sensazioni. Genova è magica, bella sia di giorno con la luce naturale che si infiltra tra gli eleganti palazzi storici di Via Garibaldi e ne illumina i magnifici soffitti stupendamente affrescati, sia di sera quando le luci dei lampioni disegnano incantevoli ghirigori sulle facciate delle case, silenziose testimoni di un fastoso passato e di una cultura storica e contemporanea di grande rilievo. Passeggiare tra l’architettura barocca che i sostenitori del neoclassicismo europeo consideravano di cattivo gusto, è come scoprire ad ogni angolo una nuova dimensione.

Caruggi

Infilarsi e perdersi nei caruggi, ammirare estasiati le stupende piazze circondate da sontuosi palazzi dalle linee curve, a volte irregolari ma contemporaneamente fantasiose, auliche ed alquanto eccentriche impreziosite da decori, sculture e stucchi che ne aumentano il concetto di capolavori assoluti. Questa, e tanto altro ancora, è Genova.  Dell’architettura di Palazzo Ducale, di origine medievale, si può parlare come di un insieme di diversi stili risalenti ai periodi Medioevo, Tardo Gotico e Rinascimento. Per cinque secoli sede dei Dogi della Repubblica di Genova, oggi è il più  importante polo museale e monumento di grande splendore dell’antica repubblica marinara.

Torre Grimaldina

Sempre al periodo medievale risale l’adiacente Torre Grimaldina, usata, sin dal ‘400, come carcere per prigionieri politici, cospiratori e nobili in attesa di riscatto. Sul finire del Cinquecento il Palazzo fu riedificato realizzando cortili interni porticati che fiancheggiano il grandioso atrio coperto. Negli ambienti interni e nelle sale superiori si possono ammirare prestigiosi cicli di affreschi che, attraverso l’allegoria della  pittura evidenziano la finalità evocativa della magnificenza e dello splendore genovesi.

Ma ora entriamo nella mostra per la quale sono arrivata fin qua:

“VAN GOGH E IL VIAGGIO DI GAUGUIN”.

 

Oggi, però, vi parlerò solo di Van Gogh, per Gauguin riserverò un altro post.

Le opere esposte sono quasi un centinaio e non potrò presentarvele tutte, mi limiterò a descrivere quelle che più significativamente hanno rappresentato il filo conduttore dell’esposizione. La mostra vuole condurre lo spettatore attraverso la vita artistica di questi due grandi Impressionisti (o meglio, post-impressionisti), Vincent Van Gogh e Paul Gauguin e scandirne i momenti importanti che hanno intrecciato le loro vite  segnate dall’inquetudine, dalle reciproche sofferte vicende, e dalle comuni angosce. Vite parallele, ma spaiate che, modificate dai caratteri – spesso negativi – di questi due grandi artisti, convergono ad inciderne i destini. Il termine “impressionista” agli inizi del 1874 veniva usato, a Parigi, in modo spregiativo dai critici dell’epoca che sostenevano che quelle macchie, definite dagli artisti “impressioni” erano prive di meditazione, superficiali, quasi abbozzi non degni di diventare pittura. Ecco che, pochi anni dopo, alcuni “impressionisti” applicando alla pittura un metodo scientifico, constatano che, accostando un colore all’altro, anziché mescolarlo, si ottiene una luminosa esaltazione. Queste intuizioni rivelano l’importanza del rapporto luce-colore nell’espressione della realtà. Nasce così la teoria del colore che approfondisce studi sul metodo dell’accostamento su tela dei colori, così da credere che alla scienza non si possa porre alcun limite.

 VINCENT VAN GOGH

 Autodidatta, spirito inquieto, dipinge per necessità interiore trasfigurando la realtà a favore del proprio “io”. Trasforma il colore reale in colore “suggestivo” lo imprime con maggior forza fino a trasfigurarlo in estrema emozione.  Amava il colore giallo, che in seguito ritornerà prepotente a tracciare un percorso nella sua vita (avete presente girasoli, campi di grano..?)  e non a caso la sua “Camera da letto” è gialla, all’interno di una casa anch’essa gialla. 

"CAMERA DA LETTO" Il senso del riposo assoluto in un ambiente mosso e traballante

Questo è il primo impatto con la mostra.  Si potrebbe pensare ad una mente serena, libera da tensioni, invece l’ambiente, precario e instabile, esprime angoscia, nel quadro che ne comprende la rappresentazione a segni decisi dei mobili, tinte stese grossolanamente dai colori spezzati, chiaro segno del vissuto barcollante e, a volte drammatico, del suo errare alla ricerca di sé stesso e dell’essenza dell’umano contenuto di ciò che sente e che rappresenta. Ma il tormento di Vincent non avrà più fine.

"MANGIATORI DI PATATE" - Toni scuri e cupi evocano l'onesto mangiare di povera gente contadina

Incontrato, casualmente Paul Gauguin, cade preda di un’incontrollata ammirazione per questo artista che lo porterà, in seguito a compiere atti di umana follia sconfinati in tragiche realtà. Si fa così strada in lui il progetto di indurre Paul a trasferirsi con lui nel Sud della Francia dove avrebbero avuto a disposizione nella tavolozza naturale la ricchezza di colori che soltanto il sole può regalare. Gli chiede umilmente  di accompagnarlo. Insieme, insisteva, sarebbero stati in grado di dare inizio ad una scuola degna di raccogliere l’eredità dell’Impressionismo. Nell’ansia devota di compiacere Paul, Vincent si poneva in secondo piano, offrendogli il ruolo di caposcuola con un commovente desiderio di farglielo accettare. Ma Paul, ancorché si sentisse lusingato da tanto fervore e ammirazione, non era attratto dall’idea di restare solo col povero Vincent sempre in preda all’eccitazione e giustificava il suo ritardo nella partenza con la scusa della mancanza del denaro necessario per il viaggio. Sarà il fratello Theo, mosso da grande affetto per Vincent e fortemente preoccupato per l’instabilità emotiva che traspariva dalle lettere che il fratello gli inviava descrivendo la propria condizione a toni sempre più cupi, a risolvere i problemi economici di Paul, vendendogli alcune tele, offrendogli più denaro di quanto ricavato, permettendogli così, di affrontare il viaggio senza più trovare scuse per rimandare.  Ed ecco che ritorna l’inconfondibile giallo solare, quasi come una rinascita per il povero Vincent che, giunto al parossismo dell’attesa, sembrava far dipendere da Paul ogni speranza di felicità. Decora le pareti della stanza che avrebbe accolto Vincent, con quegli enormi girasoli che sembravano creati apposta per propiziare la sua venuta.  

"CAMPO DI GIRASOLI" - Felice ossessione

Ma la loro breve convivenza verrà  messa in conflitto da turbolente discussioni sulla pittura, da prese di posizione reciproche e da “preferenze” dell’uno e dell’altro sempre discordanti (Vincent era un romantico, Paul un primivito).

"NOTTE STELLATA" - Pennellate turbinose che fanno ribollire il cielo

Il nervosismo di Vincent, la sua gelosia, il timore che l’amico si stancasse e se ne andasse scatenarono una situazione insostenibile, al termine della quale Paul decise veramente di partire e abbandonare quella drammatica convivenza che ormai doveva considerarsi un fallimento. Vincent, disperato dall’ennesima sconfitta e dalla durissima realtà che l’avrebbe fatto ripiombare nella solitudine, subì un crollo devastante.

"LA RONDA DEI CARCERATI - Quest'uomo impazzirà o ci sorprenderà tutti

Capiva di non essere normale e di non suscitare nel prossimo reazioni normali. Tutti i rapporti  che aveva tentato di allacciare si erano frantumati di lì a poco, donne e uomini che si era disposto ad amare  l’avevano respinto, soltanto il fratello Theo era disposto a comprendere. Ma Theo non bastava a contenere l’enorme flusso di sentimenti di cui Vincent era capace, così, con la consapevolezza della sua condanna alla pazzia, commise il gesto che tutti conosciamo.  Si tagliò il lobo di un orecchio e, coperta la testa con un berretto, corse in una casa di tolleranza che entrambi solevano frequentare e consegnò il macabro “reperto” ad una ragazza perché lo recapitasse a Gauguin.   

CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI - Colori violenti, furore creativo.

In una delle sue ultime tele “IL CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI” i colori sono violenti e senza dubbio la sua arte ingloba tutto il suo agitato e complesso mondo interiore.    

Francesca