scritto da francesca il 13 06 2017

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La nascita di nuovi mezzi di comunicazione, di riproduzione di immagini, di files, dovrebbe essere seguita sempre da un adeguamento di legge . Quando i giornali si diffusero ed erano il solo strumento di comunicazione , la Società adottò nuove norme a garanzia e tutela dei diritti degli individui e della loro reputazione. E’ così che nacque ad esempio il reato di diffamazione a mezzo stampa. Io non posso dare del decerebrato a qualcuno sul giornale soltanto perchè ho la possibilità di scrivere sulle sue pagine, senza che questo gesto abbia delle conseguenze. Allo stesso modo non lo posso scrivere sui muri, sui cavalcavia, affiggere manifesti, fare comunicati radio, usare spazi televisi per dare del cretino a qualcuno senza che questi non possa reagire e rivalersi nei miei confronti rivolgendosi alla Magistratura per tutelare il suo buon nome e la sua reputazione.

Il mito della libertà di espressione si infrange insomma davanti all’insulto, all’epiteto volgare, alla parolaccia. Si tratta di norme di civiltà. Questo è un dato di fatto che vale per tutti i mezzi di comunicazione che sono tenuti a rispettare gli individui e a pagarne le conseguenze in caso di violazione di queste norme.

Questa regola generale che vale per tutti, però sembra non toccare il web. Nei social l’insulto è diventato prassi consolidata. La libertà di espressione che la rete garantisce a chiunque ha creato una sorta di universo privo di regole dove le norme, che altrove regolamentano le relazioni tra gli individui, non hanno diritto di cittadinanza.

Qualunque fatto di cronaca che viene discusso in rete, non solo da persone attente e partecipi alla vita della collettività, è spunto per coinvolgere personaggi che io definirei odiatori di professione, frustrati e repressi di ogni tipo, età e ceto sociale che si attaccano alla tastiera di un computer o di uno smartphone come gli squadristi si attaccavano al manganello per menare fendenti di qua e di là, senza una ragione, per il puro piacere di partecipare alla canea.

Ogni occasione è buona per rovesciare in rete liquami di una visione del mondo volgare, rozza e violenta. Molto spesso l’odio si esercita contro persone note, ancora più spesso contro le donne. A volte leggo commenti irriferibili rivolte alle donne.

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Cosa fare, allora quando si subiscono aggressioni di questo tipo in rete? Chi può e possiede gli strumenti culturali e professionali per reagire lo fa. Bisognerebbe chiedere al gestore di social, chat e blog, di cancellare e far chiudere i siti di persone violente. Sarà anche una goccia nel mare ma occorre reagire.

Il punto è che si fa fatica a reagire contro gli aggressori quando questi sono tanti. La vera novità rispetto all’anonimato del branco, allo squadrismo, sta nel fatto che spesso la protervia del senso di impunità sono tali che questi deficienti si firmano anche, neanche si nascondono dietro a falsi profili e nickname come se pensassero che la rete garantisca loro la libertà di vomitare su chiunque, come un diritto acquisito, una sorta di garanzia democratica del web.

L’altro aspetto inquietante è che i responsabili di chat, blog e social prima di riuscire a bloccare i loro profili impiegano molto, troppo tempo. A volte addirittura non intervengono affatto alimentando il senso di impunità che viene letto dagli aggressori come permesso all’insulto: “se nessuno mi sanziona vuol dire che sono libero di dire quello che mi pare”.

Insomma l’insulto viene usato come libera espressione del proprio pensiero e soprattutto la misoginia che si alimenta da questo carburante. I nemici delle donne si nascondono proprio nella rete. Frustrati e psicolabili di ogni tipo utilizzano il web cme le pareti dei bagni della stazione.

“La  libertà è partecipazione”, diceva una vecchia canzone di Giorgio Gaber. La violenza contro le donne passa anche attraverso l’uso di chat, blog e social (ne so qualcosa io).

Non è più tollerabile che l’web sia una palestra di violenza. E’ un battaglia questa alla quale nessuno dovrebbe sottrarsi.

E dalle maldicenze gratuite e false non si salva neppure Eldy.

 

Francesca

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D’accordo con l’editor , dopo la stoccatina di un signore che nel rullo si è rifiutato di controbattere con me “ottantenne” perché mettevo “le birbe alla berlina” (Sant’Ambrogio del Giusti) , vorrei precisare che l’età non è indice di lucidità mentale e di intelligenza.

La medicina dice che non invecchiamo tutti nello stesso modo e che l’ invecchiamento più o meno precoce dipende dai geni (ereditarietà) , dalla salute , dalla cultura , dall’ambiente sociale e dall’attività che abbiamo fatto nella vita lavorativa.

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L’età biologica dopo i 65 anni difficilmente coincide con quella anagrafica.

Una ricerca medica della Duke University ha appurato che possono esserci anche vent’anni di differenza biologica tra persone della stessa età.

Non voglio addentrarmi in argomenti medico/geriatrici , dei quali non ho competenza , cerco allora piacevolmente di fare un breve excursus sui VIP ultraottantenni :

Ovviamente consideriamo quelli in vita …

ad esempio il grande giornalista Eugenio Scalfari , lucidissima penna della Repubblica che ha 91 anni, lo scrittore novantaduenne Camilleri, Piero Angela 89 anni , Papa Ratzinger 91 anni , il presidente Napolitano 92 anni , Zeffirelli 94 anni , Zavoli 94 anni , Balestra 91 anni , se poi andiamo a vedere nel cinema Kirk Douglas che ha passato i 100 anni , Jerry Lewis 91 anni .

Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari

Papa Ratzinger

Papa Ratzinger

Ora scendiamo (si fa per dire ) negli ottantenni : l’ottantanovenne Ennio Moricone , gli ottantasettenni Giorgio Armani , Leonardo Del Vecchio , Luciano Benetton , Pelè, un po’ più giovani Clint Eastwood e pensa un po’ …totò Riina.

Poi Wilma De Angelis , ancora con una voce splendida 86 anni , Valentino 84 anni , Kim Novak ancora bellissima 84 anni , Ornella Vanoni 83 anni , Sophia Loren 83 anni , Gino Paoli 83 anni, Brigitte Bardot 83 anni , Woody Allen 82 anni , Lando Buzzanca 82 anni, Lino Banfi 81 anni , Pippo Baudo 81 anni , Carla Fracci 81 anni , Tony Dallara 81 anni …….Papa Francesco 81 anni !!!!!!

E dopo questa sequenza di gente ancora splendidamente in forma io a soli 79 anni devo sentirmi dire che con me “vecchietto” non si parla ?

Quest’anno , come me , compiranno ottant’anni :

Renzo Arbore , Paolo Conte , Raul Casadei , Warren Baetty , Morgan Freeman , Jane Fonda (e dico poco !) , Antony Hopkins , Dustin Hoffman …tanto per citare.

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Jane-Fonda

Quindi prima di dare del “vecchio” a qualcuno , andate dal geriatra fate tutte le analisi del caso e se mai avrete la sorpresa di sentirvi dire “mi dispiace signore …lei anagraficamente ha 65 anni , ma biologicamente ne ha 85″.

 

Franco

scritto da francesca il 6 06 2017

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So che mi prenderò delle pedate negli stinchi da parte dei tifosi del calcio, ma per me si esagera. Mi riferisco al campione della Roma Totti e del suo ritiro dal mondo del pallone. Scene di pianto , striscioni , abbracci …e il suo discorso ai tifosi dove si preoccupa del suo futuro.
Ho pensato subito al comico Brignani : “ Ma un te senti un po’ ridicolo?”. Non hai ancora 40 anni e ti ritrovi con un sacco di milioni che non sai neanche come farai a spenderli. Una bella famiglia che puoi crescere in serenità. Continuerai a guadagnare soldi dalle pubblicità grazie all’immagine mondiale che ti sei fatto. Sarai sicuramente inseguito da personalità di altre squadre e continuerai a incassare milioni ecc.
Lo capisco anch’io che non mi sono mai seduto sulle tribune di uno stadio, lo capisco anch’io che non seguo il calcio che sei stato un campione serio e che hai dato tanto a questo sport, ma credo che dovrai ringraziare Qualcuno se sei arrivato così in alto. Le tue preoccupazioni, caro Totti, le vorrebbero avere tanti giovani, tanti padri di famiglia che non hanno un lavoro e che non sanno come arrivare non a fine mese, ma a fine settimana. E la gente che piangeva con lui inquadrata dalle telecamere quasi volessero coinvolgere in un pianto collettivo. In Inghilterra l’avrebbero fatto baronetto, qui, lo faranno “Cavaliere della Repubblica” per meriti speciali.
No ! Non mi ci rivedo in questo contesto e credo che sia esagerato. Tutti i campioni arrivati ad un certo punto, attaccano la bicicletta al gancio o le scarpette al chiodo. E’ la legge della carta di identità, della vita, e fortunati coloro che tanto hanno ottenuto dalla dea della fortuna e dalle loro doti fisiche e talento che solo a pochi da’ madre natura.
Comunque, grazie grande campione , sarai sicuramente di esempio a tanti ragazzini, ma non ti preoccupare per il tuo futuro. So che questo breve scritto non lo leggerai mai, ma voglio dire a te e a tutti coloro che piangevano,che quei giovani e meno giovani , lasceranno il mondo del lavoro –Chi ce l’ha- a circa sessantacinque, settanta anni .

 

 

Giulio Salvatori (Il solito maledetto toscano).

scritto da francesca il 3 06 2017
Venere di Milo - II secolo a.C. - Louvre - Parigi

Venere di Milo – II secolo a.C. – Louvre – Parigi

Questa rappresentazione della dea dell’amore è ammirata in tutto il mondo e riconosciuta come la quintessenza della bellezza femminile; il corpo che si sviluppa in maniera allungata e spiraliforme, i fianchi ampi, la vita alta, i seni divergenti, le spalle sottili e il capo relativamente piccolo rappresentano l’ideale femminile secondo i canoni estetici classici del tardo ellenismo.
La figura non è statica bensì è pervasa da un dolce e delicato movimento dovuto al fatto che il corpo appoggia il suo peso sulla gamba destra mentre la gamba sinistra si inclina verso il fianco destro della dea. In senso contrario a questo movimento, il busto si dirige verso sinistra.
Il risultato di questo equilibrio dinamico è una figura che si impone allo sguardo per il suo movimento elegantemente sinuoso. Completava il “gioco” di pesi e di forze la presenza delle braccia, le quali si stendevano verso lo spazio in avanti.
Il collo lungo e disteso sostiene il bel viso dall’ovale allungato e la fronte triangolare, che sono incorniciati dalla chioma ondulata divisa nel mezzo e raccolta sulla nuca da un nastro cui sfugge una ciocca: all’interno i piccoli occhi guardano lontano e le labbra sono tese morbidamente.
Un ampio manto è scivolato fino ai fianchi con sovrabbondanza di panneggi, svelando la bellezza del corpo divino e creando contemporaneamente un’efficace contrapposizione tra la parte del corpo nuda e sensuale e quella vestita. Il movimento dei drappeggi ricco di ombre e avvallamenti, sottolinea un ulteriore contrasto: la gamba su cui grava il peso del corpo è nascosta sotto i panneggi del manto, mentre su quella scarica, la stoffa è liscia e aderente, cosicchè riesce a svelarne le forme.
Proprio per la costruzione della figura attraverso tali contrasti e movimenti, è stato possibile datare la Venere di Milo intorno alla metà del secolo II a.C.

E’ ovvio che la mia è una piccola provocazione, non mi scandalizzo certo per i nudi considerati artistici, anzi ho ammirato al Louvre la “Venere di Milo”  al pari de “L’origine del mondo” di Courbet al Musèe d’Orsay.  Chiaro che sono due forme d’Arte completamente diverse l’una dall’altra. Ma il mio intento era un altro: chi sarebbe stato in grado di fare una descrizione così particolareggiata, esauriente e coinvolgente, come per la Venere di Milo, per altri nudi artistici senza cadere nell’ovvio e scontato? Provateci.

Buona Domenica a tutti.

 

Francesca

 

(imm.e testo da web)